14 Ottobre 2026, mercoledì
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Guerra Russia-Ucraina, i droni sfiorano la Polonia: raid sulle ferrovie e nuova tensione in Europa

Un attacco russo colpisce infrastrutture ferroviarie nell'ovest dell'Ucraina, a ridosso della frontiera polacca. Mosca rivendica di aver centrato collegamenti utilizzati per il trasporto di merci militari europee. Varsavia convoca i vertici della sicurezza, mentre sul fronte diplomatico resta lontana una possibile intesa tra Kiev e Mosca.

La guerra in Ucraina torna a bussare con forza alle porte dell’Europa. Nella notte, un attacco russo con droni ha colpito infrastrutture ferroviarie nella regione di Volinia, a pochi passi dal confine con la Polonia, facendo scattare l’allarme a Varsavia. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, tra gli obiettivi c’è stato anche un treno, con la locomotiva incendiata, mentre una stazione di servizio sarebbe stata danneggiata.

La versione di Mosca non lascia spazio a interpretazioni sulla scelta degli obiettivi: il ministero della Difesa russo ha confermato i bombardamenti nell’ovest dell’Ucraina sostenendo che siano state colpite infrastrutture ferroviarie utilizzate per il trasporto di merci militari provenienti dai Paesi europei.

Una dinamica che accresce inevitabilmente la tensione lungo una frontiera che separa il teatro della guerra dal territorio della Nato. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha convocato una riunione dei vertici della sicurezza nazionale, mentre il ministro degli Esteri Radosław Sikorski, da Kiev, ha definito gli attacchi un’«escalation» e ha invocato un raddoppio degli sforzi a sostegno dell’Ucraina.

Il treno con i funzionari europei

A rendere ancora più delicato il quadro c’è la vicenda di un altro convoglio ferroviario, quello sul quale viaggiavano diversi funzionari europei di ritorno da Kiev. A bordo, secondo quanto riportato dal Der Spiegel, c’erano tra gli altri l’ex premier britannico Boris Johnson, l’ex primo ministro svedese Carl Bildt e funzionari provenienti da Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia.

Il treno aveva appena attraversato il valico di Dorohusk-Yahodyn, diretto in Polonia, quando nelle vicinanze è scattato l’allarme per la presenza di droni. I passeggeri sono stati svegliati e fatti evacuare in via precauzionale. Dopo le verifiche e una volta esclusa la presenza di ulteriori droni, il convoglio ha ricevuto il via libera per proseguire.

Il dettaglio assume un peso particolare perché quelle stesse persone erano a Kiev per la conferenza Yalta European Strategy, dove si era discusso anche di possibili negoziati di pace con la Russia. La guerra, insomma, sembra inseguire anche chi sta tentando di immaginare il dopo.

Zaporizhzhia, dieci attacchi alla centrale

Sul fronte meridionale, Mosca accusa invece le forze ucraine di aver effettuato dieci attacchi con droni contro la centrale nucleare di Zaporizhzhia, a partire dalla sera di sabato 12 settembre.

Secondo la direzione dell’impianto, i raid avrebbero interessato la struttura destinata all’addestramento del personale e un elemento degli apparati di sicurezza. Al momento non risultano vittime e i danni sono in fase di valutazione. La direzione della centrale ha inoltre riferito che i livelli di radiazione restano nella norma.

L’impianto, il più grande d’Europa, si trova in territorio ucraino ma è sotto la gestione dell’ente russo Rosatom. Non produce energia dal settembre 2022 e i suoi reattori sono attualmente mantenuti in condizioni di arresto a freddo.

Trump: «Zelensky smetta di colpire le raffinerie russe»

Mentre il fronte militare continua a infiammarsi, dagli Stati Uniti arriva un nuovo messaggio rivolto direttamente a Kiev. Donald Trump ha dichiarato che Zelensky «deve smettere di colpire le raffinerie di gasolio in Russia», aggiungendo: «Ne abbiamo parlato».

Le parole del presidente americano arrivano in una fase nella quale i tentativi diplomatici procedono tra aperture, condizioni e veti incrociati. E proprio la questione territoriale resta, secondo Jared Kushner, uno dei principali ostacoli a un accordo.

Kushner: il nodo restano i territori

Intervenendo in videoconferenza alla conferenza Yalta European Strategy di Kiev, Kushner ha sostenuto che l’ostacolo principale sarebbe la riluttanza dell’Ucraina ad accettare le richieste territoriali avanzate da Vladimir Putin.

La sua lettura è netta: se Kiev accettasse di cedere i territori richiesti dal presidente russo, «avremmo già un accordo». Ma il compito dei mediatori, ha sottolineato, sarebbe proprio quello di individuare una formula capace di congelare il conflitto e tenere conto della situazione sul campo di battaglia.

Una «formula giusta», nelle parole di Kushner, che possa essere accettata dalle parti. Nel frattempo, resta sul tavolo anche l’ipotesi di un incontro diretto tra Zelensky e Putin al prossimo G20 di Miami. Kiev ha ventilato la possibilità, mentre il Cremlino non ha ancora chiarito se il presidente russo parteciperà al vertice.

India e Cina pronte a offrire i loro buoni uffici

A muoversi sul terreno diplomatico potrebbero essere anche India e Cina. Secondo il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, Narendra Modi e Xi Jinping avrebbero espresso la disponibilità a contribuire alla ricerca di una soluzione al conflitto.

Putin, ha riferito Peskov, avrebbe accolto favorevolmente l’offerta. I due leader avrebbero posto domande dettagliate sulla possibilità di una soluzione in Ucraina e manifestato la volontà di mettere a disposizione i propri «buoni uffici».

L’allarme in Lituania: erano uccelli

A completare una giornata ad altissima tensione c’è poi un episodio che, per fortuna, ha avuto un epilogo decisamente meno drammatico.

In Lituania è stato temporaneamente chiuso l’aeroporto di Vilnius dopo una possibile segnalazione di un drone. La Nato ha fatto decollare almeno un caccia da Siauliai, dove è attualmente impegnata anche l’Aeronautica militare italiana nella missione di difesa dello spazio aereo dei Paesi baltici.

Poi la sorpresa: nessun drone. Il Centro nazionale per la gestione delle crisi ha chiarito che si trattava di «uno stormo di uccelli». La maratona di Vilnius è proseguita regolarmente.

La guerra continua a premere sull’Europa

Secondo Zelensky, soltanto nell’ultima settimana la Russia avrebbe lanciato contro l’Ucraina circa 2.100 droni, oltre a quasi 1.700 bombe aeree guidate e 78 missili di vario tipo. Numeri che, nella sua lettura, mostrano l’intenzione di colpire infrastrutture energetiche, ferrovie, attività economiche e aree residenziali con l’obiettivo di indebolire il Paese.

Mosca, dal canto suo, sostiene di aver preso di mira centri logistici, infrastrutture ferroviarie legate ai rifornimenti militari europei e siti energetici, in particolare nella regione di Odessa.

Il confine polacco diventa così ancora una volta il punto nel quale la guerra ucraina si avvicina maggiormente alla Nato. Non è ancora il salto diretto oltre frontiera, ma la distanza si misura ormai in chilometri, allarmi e convogli ferroviari. E mentre i diplomatici cercano una formula per fermare il conflitto, i droni continuano a disegnare sul terreno una geografia della guerra sempre più vicina all’Europa.

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