29 Agosto 2026, sabato
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Ice, nuovo record di arresti negli Usa: quasi 50mila persone fermate a luglio

Il bilancio mensile dell’agenzia per l’immigrazione segna un’accelerazione del 15% rispetto a giugno e del 70% rispetto a febbraio. La strategia dell’amministrazione Trump cambia forma, ma non obiettivo: meno operazioni spettacolari nelle grandi città, più arresti mirati e deportazioni.

L’offensiva sull’immigrazione dell’amministrazione Trump non rallenta. Al contrario, a luglio ha raggiunto uno dei suoi picchi più significativi dall’inizio del secondo mandato del presidente americano. Gli agenti dell’Ice, l’agenzia federale incaricata dell’applicazione delle norme sull’immigrazione e delle attività di controllo sul territorio, hanno effettuato 49.571 arresti, il dato mensile più alto registrato da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca.

Il numero racconta un’accelerazione netta. Rispetto ai 43.021 arresti di giugno, il dato di luglio è cresciuto del 15%. Se il confronto viene esteso a febbraio, quando gli arresti erano stati 29.241, l’incremento arriva addirittura al 70%.

I dati sono stati forniti dall’Ice al Deportation Data Project dell’Università della California, Berkeley, e successivamente analizzati dall’Associated Press.

Una strategia meno visibile, ma non meno incisiva

Il record di luglio arriva mentre l’amministrazione Trump sembra aver modificato, almeno in parte, le modalità con cui conduce la propria campagna contro l’immigrazione irregolare.

Nei primi mesi del nuovo mandato, le operazioni dell’Ice avevano spesso assunto una dimensione altamente visibile, concentrandosi anche nei grandi centri urbani e trasformandosi rapidamente in un tema di forte scontro politico e sociale. Le immagini degli agenti federali impegnati nei controlli avevano alimentato proteste e tensioni, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica.

Successivamente, l’approccio si è fatto più mirato e meno spettacolare. Gli arresti hanno continuato a crescere, ma attraverso operazioni capaci di suscitare una minore esposizione mediatica. Una trasformazione delle modalità operative, dunque, più che degli obiettivi politici.

Il risultato è visibile nei numeri: mentre la pressione dell’amministrazione sulle persone presenti illegalmente negli Stati Uniti prosegue, il fenomeno si manifesta sempre più attraverso una rete di interventi territoriali e operazioni mirate.

L’operazione tra Washington, Maryland e Virginia

A confermare la dimensione dell’offensiva è anche una delle operazioni più recenti condotte dall’Ice nell’area della capitale federale.

Nel giro di 14 giorni, dall’1 al 14 agosto, gli agenti hanno arrestato oltre 1.300 immigrati privi di documenti tra Washington, Maryland e Virginia nell’ambito dell’operazione denominata “Safe Community”.

Secondo il Dipartimento per la Sicurezza interna, quasi 400 delle persone fermate erano state condannate o incriminate per reati commessi negli Stati Uniti. Le autorità hanno inoltre riferito che tra gli arrestati figuravano presunti appartenenti a organizzazioni criminali come MS-13, 18th Street Gang e Tren de Aragua.

Sono dati che il governo utilizza per sostenere la propria linea: l’obiettivo dichiarato è concentrare l’attività di enforcement su persone considerate una minaccia per la sicurezza pubblica. Ma la crescita complessiva degli arresti mostra anche quanto ampia sia diventata la macchina dei controlli sull’immigrazione.

La nuova fase della politica migratoria di Trump

Il record di luglio va quindi letto oltre la semplice statistica mensile. I quasi 50mila arresti rappresentano un indicatore della dimensione raggiunta dalla politica migratoria del secondo mandato Trump.

L’amministrazione ha fatto della lotta all’immigrazione irregolare uno dei pilastri della propria agenda e ha promesso di intensificare le deportazioni. I numeri dell’Ice suggeriscono che, dietro il cambio di strategia comunicativa e operativa, la pressione non si è attenuata.

È cambiato soprattutto il modo di esercitarla: meno operazioni ad alta visibilità, più arresti distribuiti sul territorio e interventi mirati.

E luglio, con 49.571 persone arrestate, consegna alla Casa Bianca un dato difficilmente interpretabile come episodico: la politica di enforcement dell’amministrazione Trump non solo prosegue, ma sembra aver trovato una nuova velocità.

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