Le prossime ore si annunciano decisive per uno degli snodi più delicati della geopolitica globale. Stati Uniti, Iran e Oman sarebbero vicini a un’intesa provvisoria per la riapertura dello Stretto di Hormuz, crocevia fondamentale per il traffico energetico mondiale, la cui recente chiusura ha alimentato tensioni e instabilità sui mercati internazionali.
Secondo fonti regionali e un funzionario statunitense citati da Axios, Washington punta a un annuncio già nella giornata di mercoledì 5 agosto. L’accordo, negoziato per settimane attraverso canali diplomatici riservati, avrebbe natura temporanea: un meccanismo di gestione del traffico marittimo della durata iniziale di 60 giorni, eventualmente prorogabile. L’obiettivo è duplice: consolidare il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e creare le condizioni per la ripresa dei negoziati sul programma nucleare iraniano.
A imprimere slancio alla trattativa è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha parlato di “progressi significativi” lasciando intendere che un’intesa potrebbe essere raggiunta “oggi o domani”. Allo stesso tempo, ha ribadito che, in assenza di un accordo, Washington è pronta a reagire con “colpi durissimi”, mantenendo una linea che combina apertura negoziale e pressione strategica.
La versione statunitense trova però una netta contestazione da parte iraniana. Un funzionario informato, citato da Sepah News — agenzia vicina alle Guardie Rivoluzionarie — accusa infatti gli Stati Uniti di essere il principale ostacolo alla finalizzazione dell’intesa. Secondo Teheran, le “ingerenze” e le minacce provenienti da Washington rallentano il processo, e l’Iran non sarebbe disposto a concludere alcun accordo sotto pressione.
A rendere ancora più fragile il contesto contribuisce la dinamica regionale. I ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato un attacco contro una petroliera saudita nel Mar Rosso, al largo di Yanbu. Secondo il portavoce militare Yahya Saree, la nave “Wafa” sarebbe stata colpita con diversi missili balistici: si tratterebbe dell’ottava imbarcazione presa di mira dall’inizio del blocco marittimo annunciato il 22 luglio.
In questo quadro, la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz rappresenta molto più di una misura tecnica: è un test cruciale per verificare la tenuta di un equilibrio estremamente precario. Tra diplomazia, deterrenza e conflitti indiretti, ogni passo avanti resta esposto al rischio di nuove escalation.
