5 Agosto 2026, mercoledì
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Kiev sotto fuoco balistico: la notte più dura e il prezzo della difesa incompleta

Missili russi ad alta velocità colpiscono la capitale ucraina. Zelensky: “Senza intercettori si muore”. Tra distruzione urbana, carenze militari e risposta con droni, il conflitto entra in una nuova fase di escalation.

Una notte di esplosioni, sirene e fuoco ha riportato Kiev al centro della guerra. I raid russi condotti con missili balistici hanno colpito la capitale ucraina e le aree circostanti causando, secondo quanto dichiarato dal presidente Volodymyr Zelensky, almeno 17 morti e 44 feriti. Un bilancio pesante che riflette non solo l’intensità dell’attacco, ma anche le crescenti difficoltà del sistema difensivo ucraino nel contrastare armi ad alta velocità.

L’allarme è scattato attorno alla mezzanotte italiana, quando l’amministrazione militare di Kiev ha segnalato il lancio di missili balistici da parte delle forze russe. “Diverse esplosioni sono state udite in città”, si legge nella comunicazione ufficiale. Pochi minuti dopo, il sindaco Vitali Klitschko ha confermato l’attivazione della difesa aerea: “Le forze sono operative nella capitale e nella regione circostante”. Tuttavia, la reazione non è stata sufficiente a neutralizzare l’offensiva.

Gli effetti dell’attacco si sono distribuiti su più quartieri della città. Nel distretto di Obolonskyi, un missile ha colpito un edificio residenziale di venti piani provocando un vasto incendio, mentre un secondo stabile è stato avvolto dalle fiamme. Danni significativi anche a strutture logistiche: due magazzini sono andati a fuoco. Nel distretto di Desnianskyi, altri detriti missilistici sono caduti nei pressi di abitazioni civili e un ulteriore deposito è stato distrutto dalle fiamme. Segnalazioni di incendi arrivano anche dalle zone di Svyatoshynsky, delineando un quadro diffuso di devastazione urbana.

Secondo fonti militari ucraine, l’attacco avrebbe coinvolto tra i 20 e i 30 missili, molti dei quali balistici e quindi estremamente difficili da intercettare. Un dato, però, emerge con forza: nessuno di questi vettori sarebbe stato abbattuto. Una circostanza che evidenzia la grave carenza di sistemi antibalistici denunciata da settimane da Kiev. Le parole di Zelensky assumono così un significato diretto e politico: “I sistemi di intercettazione avrebbero potuto salvare vite. I ritardi nelle forniture hanno conseguenze reali”.

Diverso il quadro sul fronte dei droni. Dei circa 115 velivoli senza pilota lanciati dalla Russia, 98 sarebbero stati intercettati, a dimostrazione di una capacità difensiva più efficace contro minacce meno sofisticate. Parallelamente, l’Ucraina ha risposto con una vasta operazione offensiva: circa 475 droni sarebbero stati lanciati contro 16 regioni russe, inclusi territori strategici come Mosca, il Mar Nero e il Mar d’Azov. A riferirlo è il ministero della Difesa russo.

Mosca, dal canto suo, rivendica l’efficacia del raid su Kiev, sostenendo di aver colpito infrastrutture chiave come nodi logistici, trasporti e centri di distribuzione di armamenti. Secondo la stessa fonte, sarebbero state inoltre attaccate tre navi cargo nel Mar Nero, a sud di Odessa, impegnate nel trasporto di equipaggiamenti militari destinati alle forze ucraine.

L’episodio si inserisce in una fase di crescente intensificazione del conflitto. Negli ultimi mesi, sia Russia che Ucraina hanno ampliato il raggio delle operazioni, puntando su attacchi a lunga distanza e aumentando la pressione su obiettivi strategici e civili. Kiev ha colpito ripetutamente infrastrutture energetiche e logistiche in territorio russo e nelle aree occupate; Mosca continua a bersagliare centri urbani ucraini con una combinazione di droni e missili.

La notte di Kiev rappresenta dunque qualcosa di più di un singolo attacco: è il segnale di una guerra che evolve, dove la superiorità tecnologica – in questo caso la capacità di intercettazione balistica – può determinare la differenza tra contenimento e tragedia. E dove ogni ritardo, ogni carenza, si traduce in vite umane perdute.

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