5 Agosto 2026, mercoledì
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Diplomazia sull’orlo dell’abisso: Trump evoca un attacco “storico” e rilancia la via negoziale con Teheran

Tra dichiarazioni roboanti e smentite iraniane, il dossier nucleare torna al centro della scena mentre il Medio Oriente si infiamma: tensioni in Libano e nuove accuse contro Israele

Una minaccia senza precedenti, subito seguita da un’apertura diplomatica. Donald Trump torna a dettare il ritmo della crisi mediorientale con una narrazione che oscilla tra deterrenza militare e ricerca di un accordo. Dopo aver rivendicato un’intesa con Teheran sullo stretto di Hormuz e annunciato la possibilità di un’intesa anche sul nucleare, il presidente americano ha svelato un retroscena ad alto tasso di tensione: gli Stati Uniti sarebbero stati pronti a lanciare un attacco “massiccio” contro l’Iran, poi revocato all’ultimo momento.

A bordo dell’Air Force One, Trump ha descritto l’operazione come potenzialmente “la più grande dalla Seconda Guerra Mondiale”, con conseguenze tali da rendere il Paese “non ricostruibile”. Parole che segnano un’escalation retorica significativa, ma che al tempo stesso accompagnano un messaggio di fondo: “Lo scopo non è uccidere, ma avere un accordo”. Una dichiarazione che riflette la consueta strategia trumpiana, fatta di pressione estrema e aperture negoziali.

Determinanti, secondo il presidente, sarebbero stati i colloqui con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e la stessa Iran, che avrebbero contribuito a disinnescare l’opzione militare. Tuttavia, da Teheran arriva una smentita netta. Il ministero degli Esteri iraniano ha infatti dichiarato che “al momento non sono in corso negoziati con gli Stati Uniti”, gettando ombre sulla reale portata dei contatti evocati da Washington.

Nel frattempo, il fronte regionale continua a deteriorarsi. Nel sud del Libano, secondo l’agenzia nazionale Nna, le forze israeliane avrebbero utilizzato bombe al fosforo contro uliveti e pinete nelle aree di Yaroun, Arnoun e nella città di Bint Jbeil, provocando incendi diffusi. Sempre secondo la stessa fonte, un drone israeliano avrebbe lanciato una granata stordente nel villaggio di Buyut al Siyad, nel distretto di Tiro, mentre due attacchi missilistici hanno colpito la collina di Ali al Taher, nei pressi di Nabatieh.

Il quadro che emerge è quello di una regione sospesa tra diplomazia e conflitto aperto, dove le dichiarazioni politiche si intrecciano con operazioni militari sul terreno. E mentre Washington e Teheran si scambiano segnali contraddittori, il rischio è che la distanza tra minaccia e azione si riduca sempre più.

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