2 Agosto 2026, domenica
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Minori imputabili dai 14 anni: stretta del governo sulla responsabilità penale

Meloni rilancia il principio della “responsabilità presunta”, ma apre al necessario equilibrio tra repressione e prevenzione. Dure critiche dalle opposizioni: “Deriva autoritaria”

Il governo imprime una svolta significativa alla disciplina dell’imputabilità dei minori, intervenendo su uno dei nodi più delicati del sistema penale: la responsabilità dei giovani tra i 14 e i 18 anni. Con il nuovo disegno di legge approvato dall’esecutivo, cambia il principio di fondo: non più presunzione di incapacità, ma presunzione di responsabilità, pur lasciando al giudice la possibilità di accertare eventuali condizioni contrarie.

A rivendicare il provvedimento è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un videomessaggio diffuso sui social ha chiarito la linea dell’esecutivo: “Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne”. Un’affermazione che sintetizza la filosofia dell’intervento normativo, pensato per contrastare fenomeni di criminalità giovanile sempre più visibili, spesso associati a episodi di violenza urbana e degrado.

Il cambio di paradigma: dalla tutela alla responsabilità

Nel sistema attuale, un minore tra i 14 e i 18 anni è imputabile solo se viene accertata la sua capacità di intendere e di volere. Il nuovo impianto ribalta questa impostazione: tale capacità si presume, salvo prova contraria. Un’inversione che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe rendere più immediata ed efficace la risposta dello Stato ai reati commessi dai giovanissimi.

Meloni ha sottolineato come il provvedimento si inserisca in una strategia più ampia di rafforzamento della sicurezza: arresto per i minori trovati in possesso di armi, norme più severe contro la diffusione dei coltelli e pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. “Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche a 15 o 16 anni”, ha ribadito.

Repressione e prevenzione: un equilibrio necessario

Pur difendendo la linea della fermezza, la presidente del Consiglio ha riconosciuto i limiti di un approccio esclusivamente repressivo. “La fermezza senza alternative non basta, ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema”, ha dichiarato, evidenziando come il disagio giovanile abbia radici profonde e complesse.

Dietro molti episodi di violenza minorile, ha osservato, si nascondono contesti di fragilità: famiglie assenti, scuole che perdono il contatto con gli studenti, quartieri privi di opportunità e adulti che sfruttano il vuoto educativo. Da qui la necessità di affiancare alla stretta normativa interventi strutturali: sostegno alle famiglie, investimenti nella scuola, formazione, lavoro, spazi di aggregazione e presidi nelle aree più difficili.

Le critiche dell’opposizione

Il provvedimento ha però suscitato forti reazioni da parte delle opposizioni. Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha parlato apertamente di “deriva autoritaria”. Secondo Bonelli, l’aumento della criminalità minorile rappresenterebbe il fallimento delle politiche securitarie adottate finora.

“La sicurezza si costruisce offrendo opportunità, non riempiendo le carceri di ragazzi”, ha dichiarato, criticando la scelta di privilegiare il diritto penale rispetto agli investimenti in scuola, servizi sociali, salute mentale e politiche di inclusione. Il rischio, ha aggiunto, è quello di trasformare il carcere in una “scuola di criminalità”, incapace di recuperare i giovani e anzi potenzialmente in grado di rafforzarne la devianza.

Una sfida aperta

Il confronto resta aperto e tocca un equilibrio delicato tra sicurezza e tutela dei minori. Da un lato, l’esigenza di dare risposte rapide e incisive ai fenomeni di violenza giovanile; dall’altro, la necessità di non rinunciare alla funzione rieducativa e preventiva che il sistema dovrebbe garantire.

Il nuovo disegno di legge rappresenta dunque solo un tassello di una sfida più ampia: affrontare il disagio giovanile non solo con strumenti repressivi, ma attraverso un intervento sistemico capace di incidere sulle cause profonde del fenomeno.

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