La pioggia degli ultimi giorni non è bastata a invertire la rotta. Nel bacino del Po l’allerta siccità resta alta e il sistema idrico continua a mostrare segnali di fragilità strutturale. A certificarlo è l’Osservatorio dell’Autorità di bacino del fiume Po, che mantiene lo stato di severità idrica “medio in assenza di precipitazioni”, un livello che, nella pratica, fotografa una condizione ancora instabile e potenzialmente in rapido peggioramento.
Il quadro è tutt’altro che rassicurante: a soffrire sono soprattutto l’agricoltura e i grandi laghi, ma è il comparto dell’acqua potabile a suscitare le maggiori preoccupazioni. In diverse aree di Veneto, Lombardia, Piemonte e Marche si moltiplicano infatti i Comuni costretti a ricorrere alle autobotti per garantire l’approvvigionamento idrico alla popolazione.
I numeri delineano una criticità diffusa. In Lombardia si contano circa 50 Comuni in difficoltà, di cui 17 già serviti con forniture straordinarie. Nelle Marche sono 32 le amministrazioni coinvolte. Un segnale evidente di come la pressione sulle risorse idriche stia progressivamente passando dall’ambito produttivo a quello civile.
Sul fronte idrologico, il Po continua a registrare portate ben al di sotto delle medie stagionali. Le sezioni di Cremona e Borgoforte evidenziano valori tipici di una “siccità severa”, nonostante i recenti episodi temporaleschi. Una condizione che si riflette direttamente sulla capacità del fiume di sostenere gli ecosistemi e le attività economiche lungo il suo corso.
Particolarmente delicata è la situazione dei grandi laghi. Il Lago Maggiore ha ormai raggiunto il limite minimo operativo: senza nuovi afflussi significativi, il sistema di regolazione sarà costretto a ridurre drasticamente le erogazioni, con inevitabili ripercussioni a valle.
In Piemonte, il comparto agricolo è tra i più esposti: mais, risaie, frutteti e prati permanenti rischiano cali produttivi significativi. La criticità è accentuata nel bacino del Sesia, dove la scarsità d’acqua coinvolge anche porzioni della Lombardia, aggravando una situazione già complessa.
Nel Delta del Po, intanto, si consolida un’altra emergenza: l’intrusione del cuneo salino. Nonostante una lieve ripresa delle portate, il fiume non riesce ancora a contrastare efficacemente la risalita dell’acqua marina, che interessa stabilmente anche il ramo del Po di Goro, in provincia di Ferrara. Un fenomeno che compromette la qualità delle acque e mette a rischio sia le colture sia gli equilibri ambientali.
Nel complesso, le coltivazioni del distretto necessitano ancora di irrigazioni aggiuntive per completare i cicli produttivi, mentre l’attenzione si sposta sempre più sull’uso potabile della risorsa. Secondo i dati di Utilitalia, sono già numerosi i territori interessati da servizi straordinari: dal Rodigino — dove la severità idrica è classificata come alta — al Pavese, dal Vercellese al Novarese, fino all’Alessandrino e al Cuneese. Criticità diffuse anche nell’alto Marchigiano.
Non mancano tuttavia segnali in controtendenza. In Emilia-Romagna, il sistema dei bacini mostra condizioni migliori: il lago di Suviana è al 93% della capacità, mentre Brasimone si attesta al 67%. Buoni anche i livelli nel Riminese, con Ridracoli al 72% e Conca al 49%. Qui i recenti temporali hanno contribuito a sostenere le riserve, permettendo al sistema di reggere senza particolari criticità.
Sul Po, infine, si registrano lievi miglioramenti locali: presso l’impianto di Palantone, la risalita dei livelli consente alla presa del Consorzio CER di operare regolarmente. Un segnale positivo, ma ancora insufficiente a modificare un quadro generale che resta improntato alla cautela.
La prossima riunione dell’Osservatorio, prevista per il 30 luglio, sarà decisiva per valutare l’evoluzione dello scenario. Nel frattempo, il sistema idrico del Nord Italia resta sospeso tra fragili equilibri e la necessità, sempre più urgente, di strategie strutturali per affrontare crisi che non sono più episodiche, ma ormai ricorrenti.
