5 Luglio 2026, domenica
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Iran, sei giorni di lutto per Khamenei: Teheran si mobilita tra vendetta e tensioni globali

Funerali di Stato per il leader supremo ucciso nei raid: piazze infuocate, negoziati con Washington congelati. Londra e Parigi pronte a intervenire su Hormuz, mentre l’Aiea resta fuori dai siti nucleari iraniani.

Teheran si ferma e si raccoglie nel dolore, ma anche nella rabbia. L’Iran ha dato ufficialmente avvio a sei giorni di imponenti cerimonie funebri pubbliche per l’Ayatollah Ali Khamenei, il leader supremo ucciso nel primo giorno di combattimenti sotto il fuoco congiunto israelo-statunitense. Un evento che segna uno spartiacque nella già fragile architettura geopolitica mediorientale.

Fin dalle prime ore del 3 luglio, migliaia di persone hanno invaso il cortile della Grande Moschea della capitale. In mano striscioni rossi, simbolo di vendetta, e slogan scanditi con forza — “morte all’America”, “vendetta, vendetta” — mentre la bara del leader veniva accolta da una folla compatta e carica di tensione. Accanto a Khamenei, esposte anche le salme di alcuni familiari rimasti uccisi nei raid di febbraio, in una cerimonia dal forte valore simbolico e politico.

Le esequie si protrarranno fino al 9 luglio, giorno della sepoltura, trasformandosi in un lungo rito collettivo che intreccia lutto e mobilitazione nazionale. In questo clima, ogni spiraglio diplomatico si chiude: Teheran ha infatti deciso di congelare i negoziati con Washington fino alla conclusione delle celebrazioni funebri, rinviando qualsiasi possibile riapertura del dialogo.

Sul fronte internazionale, cresce intanto la preoccupazione per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale. Regno Unito e Francia hanno dichiarato la loro disponibilità a sostenere la libertà di navigazione anche attraverso una missione militare multinazionale. In una nota congiunta, Londra e Parigi hanno definito lo stretto “un’arteria vitale per l’economia globale”, sottolineando che la sua sicurezza rappresenta una responsabilità condivisa dalla comunità internazionale. Il Sultanato dell’Oman, da parte sua, ha dato disponibilità a collaborare per garantire la sicurezza delle acque territoriali.

Resta in sospeso anche il dossier nucleare. L’accesso dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica agli impianti iraniani continua a essere bloccato, e il suo destino appare strettamente legato all’andamento dei negoziati tra Iran e Stati Uniti. A confermarlo è stato il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, secondo cui il ripristino delle attività di verifica dipende, anche se informalmente, dal clima politico e dagli sviluppi del confronto tra Teheran e Washington.

In un contesto già segnato dalla recente escalation militare, il Medio Oriente si trova così sospeso tra lutto, tensione e incertezza. Le piazze iraniane chiedono vendetta, le diplomazie arrancano e le rotte energetiche globali tornano sotto pressione: una combinazione che rischia di alimentare nuove, pericolose derive.

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