3 Ottobre 2026, sabato
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Leone XIV a Lampedusa, memoria e coscienza: il Papa tra le tombe senza nome dei migranti

Dall’omaggio nel cimitero dell’isola alla Porta d’Europa, fino all’incontro con due bambini simbolo delle traversate. La visita del Pontefice riaccende il faro sull’emergenza umanitaria nel Mediterraneo.

È un pellegrinaggio laico e insieme profondamente spirituale quello che Papa Leone XIV compie a Lampedusa, frontiera d’Europa e crocevia di destini sospesi. Un viaggio breve, scandito da gesti essenziali e simboli potenti, che riporta al centro del dibattito internazionale il dramma delle migrazioni nel Mediterraneo.

Il Pontefice, al secolo Robert Francis Prevost, è atterrato sull’isola alle 8:54. Pochi minuti dopo, senza soste protocollari, ha scelto di dirigersi verso il cimitero comunale. Qui, tra le tombe dell’isola, riposano anche i corpi di uomini, donne e bambini che non hanno mai raggiunto la riva promessa. Leone XIV si inginocchia, depone una corona di fiori e resta in silenzio. Nessuna parola, solo preghiera.

È la prima volta che un leader mondiale varca i cancelli di questo luogo che custodisce gli “invisibili”: una quindicina di croci anonime, prive di nomi, a testimoniare vite inghiottite dal mare e mai restituite all’identità. Tra queste, spicca la piccola lapide di Youssef Ali Kanneh, sei mesi appena, originario della Guinea. Accanto, un disegno infantile con un arcobaleno e una dedica struggente in inglese: “Perché così presto figlio mio? Mamma e papà ti ameranno per sempre”. È il volto più fragile e disarmante della tragedia.

Dopo il raccoglimento, il Papa si sposta alla Porta d’Europa, il monumento affacciato sul mare in località Cavallo Bianco, estremo lembo meridionale dell’isola. Qui incontra una famiglia di migranti e benedice due bambini, Maria e Leonardo. Le loro storie raccontano più di qualsiasi statistica.

Maria, quasi cinque anni, è nata proprio a Lampedusa. Era ancora nel grembo della madre, Rita, quando la donna affrontò la traversata dalla Tunisia, dopo essere partita dalla Costa d’Avorio. “Non avevo accesso alle cure, la mia vita e quella di mia figlia erano in pericolo”, racconta. Il viaggio, la paura, poi l’arrivo e le contrazioni improvvise. L’elisoccorso impossibilitato a partire, il trasferimento al poliambulatorio e infine il parto sull’isola. “Maria voleva nascere qui”, dice oggi la madre. Il nome è un omaggio a Maria Raimondo, l’infermiera che l’ha assistita. Oggi la famiglia vive a Cassaro, nel Siracusano, ma Lampedusa resta il luogo di una rinascita.

La visita prosegue al Molo Favaloro, punto nevralgico degli sbarchi, dove Leone XIV benedice la targa dedicata a Papa Francesco, che proprio da qui aveva lanciato, nel 2013, il suo primo grido contro la “globalizzazione dell’indifferenza”. Un passaggio che lega idealmente i due pontificati nel segno della continuità.

In programma anche l’incontro con alcuni migranti, il saluto alle autorità, ai volontari e ai bambini malati, prima della celebrazione della Santa Messa prevista per le 10:30. Poi, alle 12:30, il rientro verso Roma, con atterraggio a Ciampino nel primo pomeriggio.

Ma il tempo, a Lampedusa, sembra dilatarsi. Perché più che una visita pastorale, quella di Leone XIV appare come una presa di posizione morale. Un richiamo silenzioso ma inequivocabile all’Europa e al mondo: dietro ogni numero c’è un volto, dietro ogni traversata una storia, dietro ogni croce senza nome una vita che chiede di essere ricordata.

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