Lo scontro politico attorno ai lavori della Commissione Covid si infiamma dopo le nuove polemiche che coinvolgono il vice ministro agli Esteri Edmondo Cirielli e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, con al centro accuse incrociate, richieste di chiarimento e il caso di una transazione economica da oltre 100 milioni di euro.
Cirielli respinge con fermezza le contestazioni mosse dai pentastellati, parlando apertamente di “accuse diffamatorie e calunniose” e annunciando l’intenzione di procedere per vie legali contro il deputato M5S che lo ha tirato in causa. Al centro della polemica, anche il coinvolgimento della moglie del vice ministro in una vicenda amministrativa presso il Ministero della Salute.
“Conte deve essere disperato se scatena i suoi con la carta della diffamazione più bieca”, ha dichiarato Cirielli, sostenendo di essere “pronto a riferire ovunque, senza problemi, anche in Commissione Covid, e senza alcuno scudo, a differenza di Conte”. Il vice ministro ha rivendicato la propria estraneità ai fatti contestati, sottolineando di non occuparsi del lavoro della moglie e di non aver mai interferito con attività amministrative di altri dicasteri.
Nel suo intervento, Cirielli ha anche difeso il ruolo del ministro della Salute Orazio Schillaci, definendo il dicastero “guidato da una figura di alta competenza e trasparenza”, e ha rilanciato la richiesta ai parlamentari del Movimento 5 Stelle di “rinunciare alle immunità se davvero convinti della loro posizione”, annunciando che “la magistratura si occuperà presto della vicenda”.
Non sono mancate le accuse politiche più ampie: secondo il vice ministro, le polemiche sarebbero il riflesso di un tentativo di delegittimazione sul ruolo del governo durante la gestione della pandemia, con particolare riferimento alla fase in cui a Palazzo Chigi sedeva Conte.
Sul fronte opposto, arriva la replica del Movimento 5 Stelle attraverso il vicepresidente del gruppo parlamentare Stefano Patuanelli, che respinge al mittente le accuse e rilancia, parlando di un “disegno politico orchestrato dalla maggioranza per colpire il Movimento e il suo presidente Conte”.
In una nota e in successive dichiarazioni, Patuanelli punta il dito contro il governo guidato da Giorgia Meloni e il partito Fratelli d’Italia, accusandoli di aver mantenuto il silenzio su una transazione da circa 100,2 milioni di euro legata a una controversia con l’imprenditore Dario Bianchi.
Secondo la ricostruzione del M5S, il caso sarebbe rimasto nell’ombra fino a poche ore fa e riguarderebbe risorse pubbliche destinate al Ministero della Salute, poi oggetto di un accordo economico. “Bianchi è stato sentito più volte in Commissione Covid senza mai menzionare questi 100 milioni già incassati”, sostiene Patuanelli, che solleva dubbi anche sulla gestione dei lavori parlamentari da parte della presidenza della Commissione, guidata da esponenti della maggioranza.
Nel mirino del Movimento anche il presidente della Commissione, il deputato di Fratelli d’Italia Marco Lisei, accusato di non aver approfondito la vicenda nonostante le richieste avanzate nel corso delle audizioni. “Ora si capisce perché”, afferma il dirigente M5S, lasciando intendere la possibilità di omissioni o sottovalutazioni.
Il ministro della Salute Schillaci viene chiamato in causa indirettamente: secondo Patuanelli, sarebbe “difficile immaginare” che non fosse a conoscenza di un’operazione finanziaria di tale portata, considerando la natura del decreto che avrebbe previsto il contributo.
Il caso si intreccia così con lo scontro politico più ampio sulla gestione dell’emergenza Covid, riaccendendo una contrapposizione tra opposizione e maggioranza che va oltre il merito tecnico delle singole vicende e si sposta sul terreno della responsabilità politica e istituzionale.
Mentre il governo difende l’operato delle istituzioni e respinge ogni accusa di opacità, il Movimento 5 Stelle rilancia la richiesta di trasparenza integrale sugli atti e sugli accordi economici legati alla stagione pandemica. Una battaglia che, con ogni evidenza, è destinata a proseguire dentro e fuori le aule parlamentari.
