29 Giugno 2026, lunedì
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Frontiere digitali, caos reale: l’Europa si inceppa negli aeroporti dell’estate

File interminabili e attese fino a sei ore negli scali di Roma. Aeroporti di Roma lancia l’allarme sul sistema biometrico Ees: “Così rischiamo il collasso”. Bruxelles replica: “Non è il sistema, ma la mancanza di personale”

L’Europa delle frontiere intelligenti si scontra con la realtà dell’estate e rischia di andare in tilt proprio nei mesi di massimo afflusso turistico. A lanciare l’allarme sono gli aeroporti di Roma, dove il nuovo sistema europeo di controllo biometrico, l’Entry-Exit System (Ees), sta già mostrando criticità tali da far temere un vero e proprio collasso operativo.

A Fiumicino e Ciampino si moltiplicano le code chilometriche ai controlli passaporti, con tempi di attesa che – secondo le stime degli operatori – potrebbero arrivare fino a sei ore. Una prospettiva incompatibile con i numeri attesi nella Capitale, che tra giugno e agosto si prepara ad accogliere almeno 38 milioni di visitatori.

A rendere esplicita la preoccupazione è l’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone, che non usa mezzi termini: il rischio di “disastro” è concreto. In una valutazione che lascia poco spazio all’ottimismo, il livello di allerta viene fissato tra otto e nove su dieci. Tradotto: una situazione già oggi al limite della sostenibilità.

Il nodo dei controlli: tecnologia contro flussi record

Il punto critico è l’impatto del nuovo sistema sui picchi di traffico. L’Ees, entrato pienamente in funzione negli scali europei dallo scorso aprile, introduce un controllo più sofisticato e dettagliato per i cittadini extra-Ue. Ma proprio questa maggiore accuratezza si traduce in tempi più lunghi.

Secondo Troncone, il processo si sta rivelando “incompatibile con i volumi di punta” dell’estate. Da qui la richiesta, non ufficiale ma sempre più pressante, di una deroga temporanea: alleggerire i controlli per evitare il blocco dei terminal.

Il problema non è teorico. In diversi aeroporti europei si registrano già disservizi: malfunzionamenti tecnici, procedure ripetute anche per passeggeri già registrati, rallentamenti nei totem self-service. Tutti elementi che, sommati all’esplosione del traffico stagionale, rischiano di paralizzare gli scali.

Come funziona l’Ees: sicurezza e tracciabilità

L’Entry-Exit System è il pilastro della nuova strategia europea per la gestione delle frontiere esterne. Si tratta di un sistema automatizzato che digitalizza il controllo dei passaporti per i viaggiatori extra-Ue.

Al primo ingresso nello spazio Schengen, il passeggero deve registrarsi attraverso appositi terminal: vengono acquisiti i dati del passaporto, quattro impronte digitali e un’immagine del volto. Le informazioni restano archiviate per tre anni, consentendo accessi successivi più rapidi.

Il sistema ha anche una funzione di controllo: calcola automaticamente i giorni di permanenza e segnala in tempo reale eventuali soggiorni oltre i limiti consentiti, rafforzando così la lotta all’immigrazione irregolare.

Sulla carta, un meccanismo efficiente e preciso. Nella pratica, però, l’avvio su larga scala sta mettendo in luce fragilità operative che emergono soprattutto nei momenti di maggiore pressione.

Lo scontro con Bruxelles

Di fronte alle proteste degli operatori aeroportuali, la Commissione europea respinge le accuse e difende il sistema. Secondo Bruxelles, l’Ees è pienamente funzionante e i disagi non sarebbero imputabili alla tecnologia.

La responsabilità, piuttosto, viene attribuita a problemi strutturali già esistenti: carenza di personale, limiti infrastrutturali e concentrazione dei voli in determinate fasce orarie. In altre parole, il sistema avrebbe semplicemente reso più evidenti criticità che già gravavano sugli aeroporti.

Una lettura che non convince gli addetti ai lavori. Dall’Airports Council International Europe arriva una denuncia chiara: i terminal self-service, elemento chiave del nuovo sistema, non funzionano ancora in modo adeguato. E senza un loro pieno utilizzo, l’intero impianto rischia di rallentare invece che velocizzare.

Estate a rischio ingorgo

Nel frattempo, sul campo, alcuni scali avrebbero già iniziato ad allentare informalmente i controlli, pur in assenza di un via libera ufficiale. Un segnale che evidenzia la distanza tra le direttive europee e le esigenze operative quotidiane.

La sfida, ora, è trovare un equilibrio tra sicurezza e fluidità dei flussi. Ma con milioni di passeggeri in arrivo e infrastrutture sotto pressione, il rischio è che l’Europa delle frontiere digitali si trasformi, almeno per questa estate, in un gigantesco imbuto.

E mentre Bruxelles invita a non arretrare, gli aeroporti chiedono pragmatismo. Perché tra algoritmi e realtà, il vero banco di prova resta uno solo: evitare che la sicurezza si trasformi in paralisi.

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