Una notte di esplosioni, sirene e città al buio. La Crimea torna al centro della guerra con un massiccio attacco di droni lanciato dalle forze ucraine tra mercoledì e giovedì, in un’operazione coordinata che, secondo fonti di intelligence open source citate dall’agenzia ucraina Rbc, avrebbe coinvolto sciami provenienti da più direzioni verso la penisola annessa da Mosca nel 2014.
Nel mirino, ancora una volta, le infrastrutture energetiche: colpite le centrali termiche di Tavricheskaya e Balaklava, nodi strategici per l’approvvigionamento elettrico dell’area. Le conseguenze sono state immediate. Diverse città e centri abitati hanno registrato blackout diffusi, mentre a Yalta la corrente è mancata completamente per ore, lasciando al buio una delle località simbolo della regione.
Dal fronte ucraino, il presidente Volodymyr Zelensky rivendica apertamente la portata dell’operazione. “È stata pianificata con precisione”, ha dichiarato, sottolineando come il successo dell’azione dimostri le capacità militari di Kiev, soprattutto se sostenute adeguatamente dagli alleati internazionali. Il riferimento è diretto ai partner del G7, dai quali l’Ucraina attende nuove forniture e supporto strategico. “Se riceveremo quanto discusso — ha aggiunto — saremo in grado di creare rapidamente le condizioni per costringere la Russia a scegliere la pace”.
Parole che segnano un ulteriore salto nella narrativa di Kiev, sempre più orientata a colpire non solo nei territori occupati, ma anche in profondità sul territorio russo. Zelensky lo conferma senza ambiguità: “I nostri militari stanno eliminando tutto ciò che alimenta la guerra, sia nei territori temporaneamente occupati sia in Russia”.
Di tutt’altro tenore la versione di Mosca. Il governatore della Crimea nominato dal Cremlino, Sergei Aksyonov, ha parlato di un bilancio tragico: due morti, tra cui un bambino, e due feriti nel villaggio di Denisovka, colpito durante gli attacchi notturni. Una narrazione che punta a evidenziare il costo umano delle operazioni ucraine e a rafforzare la posizione russa sul piano internazionale.
La notte di guerra non si è limitata alla Crimea. Secondo fonti citate dal Kyiv Independent e rilanciate sui social da residenti, le forze ucraine avrebbero colpito anche un deposito di petrolio nella regione russa di Krasnodar, nel distretto di Krasnoarmeysky. Immagini e video mostrano fiamme alte levarsi dall’impianto di Poltavskaya, mentre le autorità locali, per voce del capo distrettuale Alexander Kharlitonov, attribuiscono l’incendio alla caduta di detriti di droni abbattuti.
L’intensificarsi di attacchi mirati alle infrastrutture energetiche e logistiche segnala una nuova fase del conflitto, sempre più caratterizzata da operazioni profonde e ad alta precisione. Una strategia che punta a indebolire la capacità russa di sostenere lo sforzo bellico, ma che allo stesso tempo aumenta il rischio di escalation e di conseguenze dirette sulla popolazione civile.
La Crimea, crocevia simbolico e strategico della guerra, resta così uno dei fronti più sensibili: un territorio conteso dove ogni attacco assume un valore che va ben oltre il dato militare, diventando messaggio politico, leva diplomatica e, sempre più spesso, teatro di una guerra che non conosce tregua.
