La guerra torna a colpire simboli, vite e narrazioni. Nella notte tra domenica e lunedì, una nuova ondata di attacchi ha investito l’Ucraina e la Russia, alimentando un conflitto che si combatte ormai su più livelli: militare, umano e propagandistico.
Al centro dello scontro mediatico finisce uno dei luoghi più sacri dell’ortodossia: il monastero delle Grotte di Kiev, patrimonio mondiale dell’Unesco. Secondo il ministero della Difesa russo, a colpire gli edifici della Lavra sarebbe stato un missile del sistema di difesa aerea Patriot di fabbricazione statunitense, utilizzato dalle forze ucraine. Mosca parla di “informazioni confermate” e ipotizza un malfunzionamento dovuto anche alla presunta fornitura di missili “con vita operativa scaduta” da parte dei Paesi occidentali. Nella stessa nota, il Cremlino ribadisce una linea già più volte sostenuta: le forze armate russe “non pianificano né effettuano attacchi contro infrastrutture civili”.
Una versione diametralmente opposta a quella ucraina. A Kiev, infatti, le autorità denunciano un attacco diretto russo contro il complesso religioso. Il sindaco Vitali Klitschko ha riferito di un incendio sviluppatosi sul tetto della cattedrale della Dormizione, mentre il capo dell’amministrazione militare cittadina, Tymur Tkachenko, ha parlato apertamente di un colpo mirato contro “il cuore di uno dei più grandi santuari cristiani”. Parole dure anche dal metropolita Epifanio, guida della Chiesa ortodossa ucraina, che ha definito l’episodio “un crimine contro l’umanità, la storia e il cristianesimo”, lanciando un appello alla preghiera.
Sul terreno, intanto, il bilancio umano si aggrava. A Kharkiv, cinque soccorritori sono stati uccisi da un secondo attacco russo mentre erano impegnati a domare le fiamme provocate da un raid precedente. Altri cinque operatori sono rimasti feriti, secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno Ihor Klymenko, che ha denunciato la crescente pericolosità degli attacchi “a doppia ondata”, mirati a colpire chi presta soccorso.
Kiev è stata investita da una sequenza di esplosioni: prima missili balistici, poi droni Shahed. I residenti si sono rifugiati nei bunker e nelle stazioni della metropolitana mentre le sirene antiaeree scandivano la notte. “La capitale è sotto il fuoco principale”, ha dichiarato Klymenko, parlando di “ingenti danni alle infrastrutture civili”. Almeno venti persone, tra cui un bambino, hanno ricevuto assistenza medica.
Ma il conflitto non resta confinato entro i confini ucraini. In Russia, la città di Tula, circa 200 chilometri a sud di Mosca, è stata colpita da un attacco di droni ucraini. Il governatore regionale Dmitry Milayev ha confermato la morte di tre persone e il ferimento di altre tre, tra cui un bambino di un anno. I droni hanno preso di mira una zona residenziale, segnando un’ulteriore escalation nella capacità di Kiev di colpire in profondità il territorio russo.
Nel giro di poche ore, dunque, il conflitto ha mostrato ancora una volta il suo volto più complesso: quello di una guerra totale, dove i fronti si moltiplicano, le responsabilità si intrecciano e anche i luoghi simbolo della fede diventano terreno di scontro e di propaganda. Tra accuse incrociate e vittime civili, la distanza tra le versioni resta ampia quanto quella tra le linee del fronte.
