29 Giugno 2026, lunedì
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Antifascismo e libertà, scontro aperto: Meloni accusa, Schlein contrattacca

La polemica sul “patentino antifascista” alla fiera Più libri più liberi accende il confronto politico. La premier parla di censura, la leader dem ribatte: “La Costituzione che ha giurato è antifascista”

Un nuovo terreno di scontro politico si apre sul significato stesso della libertà di espressione e sul ruolo dell’antifascismo nella vita pubblica italiana. A innescare la polemica è la decisione degli organizzatori della fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, in programma a Roma, di richiedere agli espositori la sottoscrizione di una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti.

Una scelta che ha suscitato la dura reazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che affida ai social il proprio giudizio netto: “Si chiama, banalmente, censura”. Nel suo intervento, la premier denuncia quello che considera un tentativo di restringere il perimetro del pensiero legittimo, accusando la sinistra di voler imporre un conformismo ideologico mascherato da difesa dei valori democratici. “Sei libero – sostiene – ma solo se dici ciò che loro ritengono accettabile”. Un’impostazione che, secondo Meloni, finirebbe per escludere dal dibattito ogni posizione non allineata, svuotando il pluralismo.

Parole che non restano senza risposta. Dal palco di “Repubblica delle Idee”, a Bologna, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ribalta completamente la prospettiva. La leader dem accusa il governo di distogliere l’attenzione da episodi ben più gravi, ricordando come recentemente esponenti dell’estrema destra abbiano evocato azioni violente contro le istituzioni senza ricevere – a suo dire – una condanna altrettanto energica.

“È singolare – osserva – che si trovi il tempo per polemizzare su una fiera del libro e non per intervenire su segnali allarmanti per la democrazia”. Schlein richiama quindi il fondamento costituzionale dell’antifascismo, sottolineando che non si tratta di un’opinione tra le altre, ma di un principio inscritto nella storia repubblicana. “La Costituzione su cui Meloni ha giurato è antifascista”, afferma, ricordando come il divieto di riorganizzazione del partito fascista rappresenti un limite esplicito alla libertà di espressione quando questa si traduce in apologia del regime.

Nel botta e risposta emerge così una frattura profonda non solo politica, ma culturale: da un lato la denuncia di un presunto uso ideologico dell’antifascismo come strumento di esclusione; dall’altro la rivendicazione di quel medesimo antifascismo come architrave non negoziabile dell’ordinamento democratico.

Il caso della fiera editoriale diventa così il simbolo di una tensione più ampia che attraversa il Paese: il confine tra libertà e responsabilità, tra pluralismo e tutela dei valori fondativi. Una linea sottile su cui la politica italiana continua a confrontarsi, con toni sempre più accesi e difficilmente conciliabili.

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