12 Giugno 2026, venerdì
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Sud, l’università svuotata: così l’Italia spinge i suoi talenti a partire

Tagli, criteri premiali e disuguaglianze strutturali: il sistema di finanziamento penalizza gli atenei meridionali e alimenta la fuga dei giovani. Un’emergenza nazionale che mina il futuro del Paese.

A cura di Salvatore Guerriero Presidente Nazionale ed Internazionale della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL 

Prima si riducono le risorse e le opportunità, poi ci si domanda, con stupore, perché tanti giovani talenti lascino il Sud. È questo il paradosso strutturale che l’Italia continua a ignorare. Ogni anno, migliaia di studenti meridionali sono costretti a trasferirsi verso il Centro e il Nord per completare il proprio percorso universitario. Una scelta che spesso viene narrata, quasi a voler edulcorare la realtà, come una fisiologica ricerca di eccellenza, ma che i dati e numerosi studi scientifici svelano per ciò che è veramente: la conseguenza diretta di una progressiva, sistematica riduzione delle risorse destinate agli atenei del Mezzogiorno.

Negli ultimi anni, diversi rapporti hanno evidenziato il circolo vizioso innescato dai tagli ai finanziamenti e dalla conseguente diminuzione degli iscritti. Il meccanismo di distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), basato su criteri premiali distorsivi, ha finito per favorire gli atenei già forti e consolidati, situati nelle aree più ricche del Paese, ampliando drammaticamente il divario territoriale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: meno fondi significano meno servizi, contrazione delle assunzioni, blocco degli investimenti in strutture e laboratori. Quando un’università perde competitività non è per mancanza di merito, ma per asfissia finanziaria. E quando i giovani se ne vanno, interi territori si impoveriscono, privandosi della loro linfa vitale.

Come Confederazione delle imprese nel mondo, la valorizzazione della ricerca e dell’alta formazione è da sempre il nostro pilastro fondante, il nostro cruccio e la nostra battaglia identitaria. Per noi, parlare di università non significa riferirsi a un mero esamificio o a un luogo di trasmissione burocratica di nozioni. L’università è lo spazio sacro dell’osservazione critica, il luogo dove i giovani scoprono le proprie abilità, dove si confrontano, dove imparano a guardare il futuro e dove assorbono non solo competenze, ma veri e propri modelli di vita.

In questa visione, oggi emerge un bisogno assoluto e urgente di implementare la formazione nelle materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Sia chiaro: ogni facoltà e ogni sapere scientifico o umanistico è utilissimo e concorre alla complessità del pensiero. Tuttavia, è sul terreno tecnico-scientifico che oggi si misura la competizione globale. È lì che nascono i nuovi prodotti, le tecnologie di frontiera, le innovazioni che cambiano i paradigmi industriali e le nuove applicazioni di mercato.

Questo sviluppo non avviene nel vuoto. Parte dalle università e si riverbera nei centri di ricerca ad esse collegati, in un ciclo continuo di trasferimento tecnologico e di osmosi con le imprese e le istituzioni. Parliamo di un flusso incessante che muove risorse materiali, ma soprattutto risorse immateriali come il pensiero, l’intuizione, l’analisi critica. Ma questo ecosistema così delicato e prezioso per essere fertile deve essere curato. E deve essere curato in primis dallo Stato, che ha il dovere costituzionale di non creare cittadinanze di serie A e di serie B.

Da svariati decenni la retorica della politica si riempie la bocca con il “recupero” e il “rilancio” del Sud. Eppure, ogni volta che questa macro-area strategica — che rappresenta la proiezione naturale dell’Europa nel cuore del Mediterraneo — sembra sul punto di far scattare qualcosa di positivo, nei momenti decisivi l’agenda del Paese volge lo sguardo altrove, lasciando il Mezzogiorno in secondo piano.

È giunto il momento di un colpo di decisione politico e strategico senza precedenti. Dobbiamo invertire la rotta per permettere ai giovani di restare, di investire nelle proprie terre, di creare nuova occupazione e nuove realtà imprenditoriali. L’università è lo snodo cruciale di questa transizione, non è solo una questione che riguarda i singoli o le famiglie, ma la tenuta stessa del Sistema Paese. Dobbiamo affermare con chiarezza che senza un Mezzogiorno forte non avremo mai un’Italia forte. E senza un’Italia forte, l’Europa non sarà mai all’altezza delle sfide globali.

La nostra Confederazione combatte questa battaglia da anni. Personalmente, mi sono esposto innumerevoli volte in convegni, interviste e articoli per denunciare queste asimmetrie. E continueremo a farlo, senza sosta e senza arretramenti, nel nome della nostra missione aziendale e sociale che è quella di stare vicini alle imprese, ai giovani e  di difendere il diritto al loro futuro. Perché il loro futuro è, in definitiva, il futuro di tutti noi.

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