A cura di Salvatore Guerriero Presidente Nazionale e Internazionale di PMI INTERNATIONAL – Confederazione delle Imprese nel Mondo. Direttore Generale dell’Agenzia Euro-Mediterranea di Sviluppo “Acqua-Sole-Vento”
Quando si parla di Mezzogiorno, il dibattito pubblico torna spesso sugli incentivi, sulle agevolazioni fiscali, sui fondi europei e sui programmi straordinari di finanziamento.
Sono strumenti importanti, ma non possono rappresentare l’unica risposta. Un territorio non diventa competitivo soltanto perché riceve risorse. Diventa competitivo quando dispone di infrastrutture moderne, collegamenti efficienti e una strategia capace di inserirlo nei grandi flussi economici internazionali.
Per questo, a mio avviso, la domanda centrale sul futuro del Mezzogiorno dovrebbe essere una sola: vogliamo continuare a considerarlo una periferia d’Europa oppure vogliamo trasformarlo nella grande piattaforma logistica del Mediterraneo? La geografia ci offre un’opportunità straordinaria. Il Sud Italia è il naturale punto di collegamento tra l’Europa, il Nord Africa, il Medio Oriente e i Balcani. È al centro di un’area destinata ad assumere un’importanza crescente negli equilibri commerciali ed economici internazionali. Ma una posizione geografica, da sola, non produce sviluppo. Deve essere trasformata in infrastrutture.
Il futuro è nella connessione
Il Mezzogiorno ha bisogno di una nuova visione infrastrutturale. Non di opere isolate, ma di una rete. Porti, ferrovie, stazioni, aeroporti, interporti e aree industriali devono essere considerati parti di un unico sistema logistico. Il porto deve dialogare con la ferrovia. La ferrovia deve collegare rapidamente i territori e le aree produttive. Le stazioni devono diventare nodi moderni di interconnessione. Gli aeroporti devono sostenere il trasporto delle merci urgenti, di alto valore e deperibili. In altre parole, il futuro della logistica deve basarsi su una precisa integrazione: il mare per le grandi quantità; la ferrovia per collegare i territori; la strada per la distribuzione; l’aereo per le merci urgenti, di alto valore e deperibili.
È questa la logica dei sistemi logistici moderni. Ed è questa la logica che il Mezzogiorno deve finalmente adottare.
Il grande vuoto del cargo aereo
Il sistema cargo italiano è oggi fortemente concentrato in alcune grandi realtà del Centro-Nord. Il Mezzogiorno, nonostante la sua posizione strategica, non dispone ancora di un grande hub cargo internazionale capace di svolgere una funzione paragonabile ai principali poli nazionali. Questa è una debolezza. Ma, soprattutto, è una grande opportunità. Il Sud non deve necessariamente costruire una seconda Malpensa. Deve costruire una propria strategia.
Alcuni aeroporti dovranno essere potenziati. Altri potranno essere specializzati. Altri ancora potranno essere trasformati o adattati a nuove funzioni logistiche. Il cargo aereo potrebbe sostenere l’esportazione dell’agroalimentare, dei prodotti ittici, della farmaceutica, della tecnologia, della componentistica e di tutte quelle produzioni che richiedono rapidità, sicurezza e collegamenti internazionali efficienti. Anche aeroporti come quello di Crotone meritano, a mio avviso, una valutazione seria, tecnica e non ideologica. Non si tratta di decidere a priori quale aeroporto debba diventare un grande hub. Si tratta di analizzare le potenzialità dei territori, i flussi delle merci, la domanda delle imprese, le possibili rotte e la sostenibilità economica degli investimenti.
Non servono opere fine a se stesse
Il Mezzogiorno non ha bisogno di infrastrutture concepite come monumenti. Ha bisogno di infrastrutture che producano economia. Prima di costruire un terminal cargo, un nuovo polo logistico o una grande infrastruttura di collegamento, occorre sapere quali merci saranno movimentate, quali imprese utilizzeranno il servizio, quali rotte saranno sostenibili e quali investimenti saranno necessari. Occorre, soprattutto, costruire un progetto industriale e finanziario credibile. È questa la differenza tra un’opera pubblica e una vera infrastruttura strategica. Un’infrastruttura non deve semplicemente essere costruita. Deve essere inserita in un ecosistema produttivo.
Il Mezzogiorno possiede imprese e produzioni di grande qualità. Ma troppo spesso la distanza logistica, i tempi di trasporto e la carenza di collegamenti efficienti limitano la loro capacità di competere. Il vero obiettivo non deve essere soltanto portare le merci nel Sud. Deve essere portare le imprese del Sud nel mondo.
Una grande rete logistica del mezzogiorno
La mia visione è quella di una Rete Logistica Integrata del Mezzogiorno, nella quale ogni territorio possa sviluppare la propria vocazione. Un aeroporto potrebbe specializzarsi nel cargo agroalimentare. Un altro nella farmaceutica e nei prodotti a temperatura controllata. Un altro ancora nell’express cargo, nell’e-commerce o nella componentistica industriale. I porti potrebbero essere integrati con ferrovie, interporti e aree industriali. Le stazioni potrebbero diventare nodi di connessione tra territori, persone e mercati. La forza non sarebbe rappresentata da una singola infrastruttura, ma dalla capacità di creare una rete specializzata e complementare.
Per realizzare questa visione serviranno risorse pubbliche, ma anche capitali privati, banche d’affari, fondi infrastrutturali, investitori istituzionali e partenariati pubblico-privati. La finanza strategica dovrà contribuire a trasformare le idee in progetti sostenibili, capaci di attrarre investimenti e generare sviluppo. Non è sufficiente affermare che un’infrastruttura è necessaria. Occorre dimostrare che può essere sostenibile, individuare i partner, definire i flussi di merci e costruire un piano industriale e finanziario credibile.
Il sud può cambiare la propria storia
Il Mezzogiorno non ha bisogno soltanto di essere aiutato. Ha bisogno di essere messo nelle condizioni di competere. Può diventare la porta europea del Mediterraneo, un ponte verso l’Africa, il Medio Oriente e i Balcani, una piattaforma per il Made in Italy e un grande polo di attrazione per nuovi investimenti. Ma per farlo è necessaria una visione di lungo periodo. Le infrastrutture strategiche non si progettano per una legislatura. Si progettano per le generazioni future.
La domanda, dunque, non è se il Mezzogiorno abbia una posizione strategica. La domanda è se saremo capaci di trasformare quella posizione in infrastrutture, le infrastrutture in economia e l’economia in sviluppo. Il futuro del Mezzogiorno non è scritto nella sua distanza dal resto d’Europa. È scritto nella sua posizione al centro del Mediterraneo. Per questo serve una nuova strategia nazionale: una strategia che metta al centro porti, ferrovie, stazioni, aeroporti, nuovi hub cargo e collegamenti intermodali.
Non per costruire opere fine a sé stesse. Ma per costruire competitività, occupazione e sviluppo. Il Sud non deve più aspettare di essere collegato al futuro. Deve costruire le infrastrutture che lo porteranno al centro del futuro.
Il futuro non si aspetta. Si progetta.
