Il caso Alexander McQueen approda con forza nell’agenda politica nazionale e regionale, trasformandosi in un nuovo terreno di confronto tra istituzioni, impresa e rappresentanze dei lavoratori. Al centro della vertenza, la procedura di licenziamento che coinvolge anche 38 dipendenti del sito di Novara, un nodo occupazionale che rischia di avere ripercussioni ben oltre i cancelli dello stabilimento.
A raccogliere e rilanciare l’allarme sono Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle, e Sarah Disabato, capogruppo M5S in Consiglio regionale del Piemonte, che chiedono un intervento immediato e deciso della politica. “Siamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti – dichiarano –. La mobilitazione di questi giorni racconta la preoccupazione concreta di decine di famiglie che chiedono certezze sul proprio futuro e il rispetto della dignità del lavoro”.
Il Movimento 5 Stelle punta il dito contro l’assenza di un confronto strutturato e invoca un cambio di passo da parte della Giunta guidata da Alberto Cirio. La richiesta è netta: aprire senza indugi un tavolo istituzionale che metta attorno allo stesso tavolo proprietà, sindacati e istituzioni. “Di fronte a una situazione così delicata – sottolineano Appendino e Disabato – non sono ammissibili decisioni unilaterali. Serve un confronto serio, trasparente e orientato a soluzioni condivise”.
Sul piano operativo, i pentastellati indicano una strada precisa: l’attivazione degli ammortizzatori sociali come misura ponte per evitare impatti immediati e irreversibili sull’occupazione. Uno strumento ritenuto fondamentale non solo per attenuare il colpo, ma anche per guadagnare tempo prezioso: da un lato per accompagnare eventuali percorsi di ricollocazione dei lavoratori, dall’altro per costruire un piano industriale credibile che garantisca continuità e rilancio produttivo del sito novarese.
La vertenza, assicurano le due esponenti M5S, sarà portata su più livelli istituzionali. Interrogazioni sono in arrivo sia in Consiglio regionale, rivolte alla Giunta Cirio, sia alla Camera dei deputati, dove verrà chiamato in causa il Governo guidato da Giorgia Meloni. L’obiettivo è accendere i riflettori su una crisi che rischia di diventare emblematica.
“Non possiamo accettare che siano sempre i lavoratori a pagare il prezzo delle scelte aziendali – affermano –. Difendere questi posti di lavoro significa tutelare il futuro delle famiglie novaresi e di un territorio che non può permettersi di perdere competenze, occupazione e prospettive di sviluppo”.
Il messaggio politico è chiaro e, al tempo stesso, carico di implicazioni più ampie: in un contesto economico già fragile, ogni riduzione occupazionale rischia di produrre effetti a catena difficili da assorbire. Per questo, conclude il M5S, i licenziamenti devono rappresentare l’extrema ratio, “l’ultima opzione, non certo la prima”. Una linea che apre ora la partita più complessa: quella tra tutela del lavoro, strategie industriali e responsabilità sociale d’impresa.
