16 Agosto 2026, domenica
HomeItaliaCronacaFlotilla per Gaza, rientro tra accuse choc: “Pestaggi e abusi”. La Procura...

Flotilla per Gaza, rientro tra accuse choc: “Pestaggi e abusi”. La Procura acquisisce il video Ben Gvir

Gli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla tornano a Fiumicino e denunciano violenze durante il fermo israeliano. Indagine della magistratura romana, tensione diplomatica con Tel Aviv

Sono rientrati a Roma nella tarda serata del 21 maggio, accolti da familiari, attivisti e forze dell’ordine, i cittadini italiani della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza e fermata dalle autorità israeliane. Ma quello che doveva essere un ritorno liberatorio si è trasformato in una conferenza stampa a cielo aperto, segnata da accuse gravissime che ora rischiano di aprire un fronte giudiziario e diplomatico.

All’aeroporto di Fiumicino, i racconti dei protagonisti delineano un quadro che, se confermato, avrebbe contorni inquietanti: uso della forza durante l’abbordaggio in mare, violenze fisiche reiterate e presunti abusi anche di natura sessuale nelle ore successive al fermo.

“Eravamo sotto tiro già in mare”, racconta Marco, uno degli attivisti italiani. “Durante l’abbordaggio hanno sparato e usato taser. Almeno due persone sono state colpite da cecchini che miravano a ferire”. Una testimonianza che colloca l’inizio delle presunte violenze nelle fasi stesse dell’intervento israeliano.

Il racconto delle ore successive

Le accuse si fanno ancora più pesanti quando il racconto si sposta a terra — o, come riferiscono alcuni attivisti, su strutture galleggianti utilizzate per la detenzione temporanea. “Ci hanno costretti sulle prue delle barche per farci bagnare deliberatamente, poi le violenze sono continuate. Pestaggi, umiliazioni, ore di sevizie”, prosegue il testimone.

Altri partecipanti parlano di una spirale di maltrattamenti fisici e psicologici. “Non è stata solo violenza fisica — raccontano — ma una pressione continua, una tortura anche mentale”. Tra le denunce più gravi emergono episodi di presunti abusi sessuali, che, se verificati, aggraverebbero ulteriormente il quadro.

Le denunce e il caso politico

A rilanciare pubblicamente le accuse è stato anche il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, presente al rientro degli attivisti. “Ci sono persone con fratture, donne che riferiscono di abusi sessuali. Sono stati portati in aeroporto in catene, con manette e cavigliere”, ha dichiarato, parlando di “pestaggi sistematici” accompagnati da frasi intimidatorie.

Nel frattempo, il caso si allarga sul piano istituzionale. La Procura di Roma ha deciso di acquisire il video diffuso dal ministro israeliano Itamar Ben Gvir, nel quale alcuni attivisti appaiono inginocchiati, con le mani legate dietro la schiena. Le immagini saranno messe a confronto con le testimonianze raccolte per verificare la coerenza dei racconti e accertare eventuali responsabilità.

Reazioni e tensione diplomatica

La vicenda ha immediatamente assunto una dimensione internazionale. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto all’Unione europea di valutare sanzioni nei confronti dello stesso Ben Gvir, segnando un ulteriore irrigidimento nei rapporti già delicati tra Roma e Tel Aviv sul dossier Gaza.

Resta ora da chiarire quanto accaduto nelle ore del fermo e del trasferimento degli attivisti. Le indagini della magistratura italiana, insieme a eventuali verifiche internazionali, saranno decisive per stabilire se le accuse trovino riscontro oggettivo o se si inseriscano in un contesto di narrazioni contrapposte, tipico di uno dei conflitti più complessi e polarizzati del nostro tempo.

Nel frattempo, le parole pronunciate a Fiumicino continuano a pesare come macigni: testimonianze che, al di là dell’esito giudiziario, riaccendono il dibattito sulle operazioni in mare, sul rispetto dei diritti umani e sui limiti dell’uso della forza in scenari di crisi internazionale.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti