29 Agosto 2026, sabato
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Ucraina, la via tedesca all’Europa: Merz propone uno status “associato” per accelerare Kiev

Lettera a von der Leyen e Costa: adesione piena lontana, ma Berlino spinge per un’integrazione graduale. Intanto l’Ucraina attacca Mosca all’Onu: “Via il seggio permanente dal Consiglio di Sicurezza”

Un ponte politico tra l’attesa e l’ingresso definitivo nell’Unione europea. È questa la proposta avanzata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, che in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio europeo António Costa suggerisce di introdurre per l’Ucraina uno status di “membro associato”. Una soluzione intermedia, pensata per aggirare i tempi lunghi e le resistenze politiche che ancora ostacolano l’adesione piena di Kiev all’Unione.

Un ingresso a tappe, non uno sconto sull’adesione

Nel suo intervento, Merz mette nero su bianco una realtà già evidente nelle cancellerie europee: l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue non è imminente. “Non saremo in grado di completare il processo di adesione nel prossimo futuro”, osserva, citando gli ostacoli procedurali e le complesse ratifiche nazionali.

Da qui l’idea di uno status intermedio che non rappresenti, nelle intenzioni di Berlino, una scorciatoia o una versione “light” dell’adesione. Un punto su cui il cancelliere insiste, consapevole delle diffidenze di Kiev verso formule percepite in passato come strumenti per rinviare indefinitamente l’ingresso.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, infatti, continua a indicare come obiettivo la piena adesione entro il 2027, una scadenza ambiziosa ma politicamente cruciale per un Paese in guerra che vede nell’Europa una garanzia strategica di sicurezza e stabilità.

Cosa cambierebbe con lo status di “membro associato”

La proposta tedesca delinea un’integrazione progressiva ma concreta. Kiev potrebbe partecipare ad alcune riunioni del Consiglio europeo, pur senza diritto decisionale pieno, e ottenere una presenza istituzionale più strutturata a Bruxelles.

Tra le ipotesi: la nomina di un commissario europeo “associato”, privo di portafoglio, e l’ingresso di rappresentanti ucraini nel Parlamento europeo senza diritto di voto. Un modello che, pur limitato, consentirebbe all’Ucraina di essere coinvolta nei processi decisionali e di avvicinarsi gradualmente agli standard comunitari.

Un’accelerazione simbolica e politica, in un contesto in cui lo status di Paese candidato — ottenuto nel dicembre 2023 — è rimasto finora bloccato. A frenare l’avvio ufficiale dei negoziati è stato soprattutto il veto dell’Ungheria guidata da Viktor Orbán.

Il nodo ungherese e le incognite dei negoziati

Gli equilibri potrebbero però cambiare. La recente vittoria elettorale di Péter Magyar ha riaperto spiragli per sbloccare il dossier ucraino. Berlino e gran parte degli Stati membri confidano ora in un avvio formale dei negoziati, già anticipati da contatti informali.

Resta tuttavia la consapevolezza che il percorso sarà lungo e accidentato. Il capitolo più sensibile riguarda l’agricoltura: l’Ucraina è uno dei principali produttori mondiali e il suo ingresso nel mercato unico solleva timori in diversi Paesi, tra cui la Francia, preoccupati per gli equilibri interni della Politica agricola comune.

Kiev rilancia all’Onu: “Russia fuori dal Consiglio di Sicurezza”

Parallelamente al fronte europeo, l’Ucraina alza il livello dello scontro diplomatico anche alle Nazioni Unite. L’ambasciatore Andriy Melnyk ha invitato gli Stati membri a individuare strumenti giuridici e politici per revocare alla Russia lo status di membro permanente del Consiglio di Sicurezza.

Una richiesta destinata a suscitare forti resistenze, ma che riflette la strategia di Kiev: isolare Mosca su tutti i piani istituzionali. Secondo Melnyk, l’aggressione russa si distingue per “la sistematicità e la brutalità della violenza contro i civili”, un elemento che, nella visione ucraina, renderebbe incompatibile il ruolo della Russia con quello di garante della sicurezza internazionale.

Tra realismo politico e pressione geopolitica

La proposta tedesca si inserisce così in un quadro più ampio, in cui l’Europa è chiamata a bilanciare pragmatismo e ambizione. Offrire all’Ucraina un percorso credibile di integrazione senza forzare i tempi — e senza spaccare l’Unione — è la sfida che attraversa Bruxelles.

Lo status di “membro associato” potrebbe rappresentare una risposta temporanea ma significativa: un segnale politico forte, capace di consolidare il legame con Kiev mentre il percorso verso l’adesione piena continua, inevitabilmente, a muoversi tra ostacoli, interessi nazionali e nuovi equilibri geopolitici.

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