16 Agosto 2026, domenica
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Corse clandestine di cavalli nel Trapanese, ippodromo abusivo tra le campagne di Castelvetrano: scattano 5 misure cautelari

Indagini partite da una denuncia ambientalista: gare organizzate via chat, animali dopati e maltrattati. Coinvolte almeno dodici persone tra organizzatori, fantini e proprietari

Un ippodromo abusivo nascosto tra le campagne di Castelvetrano, gare clandestine organizzate via smartphone e cavalli sottoposti a doping e maltrattamenti pur di aumentare le prestazioni. È il quadro emerso da una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Marsala che ha portato all’emissione di cinque misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale lilibetano, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto per uno degli indagati il divieto di dimora in Sicilia e per altri quattro l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Si tratta di cittadini italiani, uno originario di Palermo, due residenti a Campobello di Mazara e uno a Castelvetrano.

Secondo l’impianto accusatorio, gli indagati sarebbero promotori e partecipi, a vario titolo, di un’associazione per delinquere finalizzata all’organizzazione e alla gestione di corse clandestine di cavalli. Le competizioni si svolgevano in aree rurali del territorio di Castelvetrano, trasformate in veri e propri circuiti illegali.

Le indagini hanno preso avvio nel febbraio 2024, a seguito della segnalazione di un’associazione ambientalista, e si sono sviluppate per oltre un anno, fino al luglio 2025. Fondamentale è stato il ricorso a strumenti investigativi avanzati: installazione di telecamere, analisi forensi dei dispositivi mobili in uso agli indagati e accertamenti tecnici effettuati con il supporto del Servizio veterinario dell’Asp e del Nucleo Cites del Centro anticrimine natura dei Carabinieri di Palermo.

Gli investigatori hanno ricostruito un sistema organizzato e strutturato. Le gare venivano pianificate attraverso un’applicazione di messaggistica: lì si raccoglievano le adesioni di fantini e scuderie, si stilavano i calendari delle competizioni, si definivano batterie e posizioni di partenza e si diffondevano i video delle corse.

Non solo. Il gruppo si occupava anche della gestione logistica: manutenzione del terreno agricolo adibito a pista, allestimento dei box di partenza e delle aree di stazionamento degli animali. Un’attività continuativa che, secondo gli inquirenti, dimostrerebbe la stabilità dell’associazione.

Particolarmente grave il capitolo relativo alle condizioni dei cavalli. Le indagini hanno documentato maltrattamenti sia nelle fasi di allevamento e allenamento sia durante le gare. Gli animali venivano sottoposti alla somministrazione di sostanze dopanti vietate, come confermato dalle analisi di laboratorio, per aumentarne le prestazioni. Le competizioni, spesso condotte con modalità e intensità elevate, mettevano seriamente a rischio la loro incolumità: in almeno un caso, un cavallo ha riportato la frattura di una gamba.

L’inchiesta non si ferma ai cinque destinatari delle misure cautelari. Gli investigatori hanno raccolto elementi anche nei confronti di altri sette soggetti, provenienti da diverse zone della Sicilia, ritenuti coinvolti a vario titolo nelle corse clandestine. Pur non facendo parte dell’associazione, avrebbero partecipato alle gare come proprietari dei cavalli o fantini.

Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari, ma l’operazione segna un nuovo colpo al fenomeno delle corse clandestine, un business sommerso che continua a intrecciare illegalità, sfruttamento animale e circuiti criminali radicati nel territorio.

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