3 Ottobre 2026, sabato
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Trump alza il tono su Teheran: “Poca pazienza, rischio annientamento”

Duro monito della Casa Bianca sul nucleare iraniano. Washington boccia la proposta di Teheran, mentre si apre uno spiraglio diplomatico con il ruolo della Cina. Sullo sfondo, le delicate trattative tra Iran e Iraq sul passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz.

Il confronto tra Washington e Teheran torna a infiammarsi, tra minacce esplicite, trattative sotterranee e nuovi equilibri geopolitici che si delineano lungo l’asse mediorientale e asiatico. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto parole nette, segnando un’ulteriore escalation verbale nei rapporti con l’Iran: la pazienza, ha detto, “non durerà ancora a lungo”. E, in assenza di un accordo sulla pace e sul nucleare, il rischio evocato è quello di un Paese “annientato”.

Le dichiarazioni arrivano mentre si registra un nuovo stallo nei negoziati sul programma nucleare iraniano. Parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, di ritorno da una visita ufficiale in Cina, Trump ha liquidato senza appello l’ultima proposta avanzata da Teheran. Il punto di rottura, secondo il presidente statunitense, è già nell’incipit del documento: “La prima frase è inaccettabile”, ha affermato, sottolineando come l’Iran avesse precedentemente accettato il principio di “niente nucleare”.

Una linea, quella della Casa Bianca, che non ammette ambiguità: qualsiasi apertura alla possibilità, anche minima, di mantenere capacità nucleari renderebbe irricevibile l’intero impianto negoziale. Non solo. Trump ha espresso forte scetticismo anche sulle garanzie offerte da Teheran, giudicate insufficienti e poco credibili, segnale di una fiducia ormai ai minimi termini.

Sul versante iraniano, tuttavia, il linguaggio appare più sfumato. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito la disponibilità del governo a sostenere e accogliere iniziative diplomatiche alternative, indicando esplicitamente nella Cina un possibile mediatore. Un’apertura che conferma il crescente peso di Pechino nella partita mediorientale e il tentativo di Teheran di diversificare i propri interlocutori internazionali.

Parallelamente alla tensione politica, si muovono dinamiche economiche e strategiche altrettanto cruciali. In particolare, resta sotto osservazione lo Stretto di Hormuz, snodo vitale per il traffico energetico globale. Secondo fonti del ministero del Petrolio iracheno, Baghdad e Teheran sono impegnate in colloqui riservati per garantire la continuità delle esportazioni di greggio iracheno attraverso il passaggio marittimo.

Nonostante le indiscrezioni, l’Iraq non avrebbe versato alcun pagamento diretto all’Iran né al Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica per assicurare il transito delle proprie petroliere. Al contrario, la controparte iraniana si sarebbe mostrata “molto collaborativa”, facilitando il passaggio delle navi e aprendo alla possibilità di aumentare il numero delle autorizzazioni.

Si tratta, tuttavia, di un’intesa ancora fragile e lontana da una formalizzazione ufficiale. Le discussioni, riferiscono le stesse fonti, si sono finora svolte su base verbale e dovranno essere riesaminate alla luce dei futuri sviluppi politici interni all’Iraq, in particolare dopo la formazione del nuovo governo e la nomina del prossimo ministro del Petrolio.

In questo scenario complesso, tra diplomazia incerta e tensioni latenti, il dossier iraniano si conferma uno dei più delicati sul tavolo internazionale. E mentre Washington alza il livello dello scontro, Teheran sembra cercare nuove sponde, consapevole che il margine per evitare una crisi irreversibile si sta rapidamente assottigliando.

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