Un’intera squadra investigativa, un intervento silenzioso e nessuna dichiarazione ufficiale. A distanza di mesi dalla morte, il nome di Pietro Gugliotta torna a riemergere dalle pieghe più oscure della vicenda Uno Bianca.
È accaduto a Colle di Arba, nel Pordenonese, dove una ventina di carabinieri — affiancati da specialisti della Scientifica — ha effettuato un accurato sopralluogo nell’abitazione dell’ex membro della banda, morto suicida lo scorso gennaio. Un’operazione durata ore e conclusa con il trasferimento di materiale prelevato dall’interno della casa, caricato su un veicolo di servizio e portato via senza spiegazioni.
Il riserbo è totale. Nessuna parola dagli investigatori presenti, nessuna indicazione sugli oggetti sequestrati né sugli obiettivi dell’attività. A rompere, solo in parte, il silenzio è il procuratore di Pordenone, Pietro Montrone, che ha precisato come il sopralluogo non sia stato disposto dalla sua Procura: un dettaglio tutt’altro che marginale, che suggerisce il coinvolgimento di altri uffici giudiziari. Tra le ipotesi più accreditate, quella di un collegamento con nuovi approfondimenti investigativi coordinati dalla Procura di Bologna, città simbolo delle sanguinose azioni della banda.
Nuove piste e vecchie ombre
Il nome di Gugliotta si colloca ai margini operativi della Uno Bianca, ma potrebbe oggi assumere un peso diverso. Ex poliziotto, dopo aver scontato 14 anni di carcere si era ritirato in Friuli nel 2008, conducendo un’esistenza defilata, lontana dai riflettori e dal passato criminale.
Eppure, proprio da quel passato emergono ora nuovi interrogativi. Al centro del rinnovato interesse investigativo vi sarebbero le confidenze che Gugliotta avrebbe raccolto nel tempo da Roberto Savi, ritenuto il leader del gruppo e suo ex collega in questura a Bologna. Racconti, ipotesi, forse dettagli mai formalizzati, che potrebbero gettare nuova luce su aspetti rimasti irrisolti.
Tra i temi più delicati riaffiora quello dei presunti contatti con ambienti dei servizi segreti: una suggestione mai del tutto chiarita, tornata recentemente d’attualità dopo dichiarazioni pubbliche dello stesso Savi. Gli inquirenti stanno ora cercando riscontri concreti, verificando l’eventuale esistenza di documenti, appunti o memorie capaci di confermare — o smentire — tali ipotesi.
A rafforzare l’attenzione investigativa contribuisce anche la disponibilità, manifestata negli ultimi mesi da Fabio Savi, a fornire ulteriori elementi sulla storia della banda. Un segnale che potrebbe aver riaperto scenari rimasti congelati per anni.
Il suicidio e i dubbi irrisolti
La morte di Gugliotta, ufficialmente classificata come suicidio, resta circondata da interrogativi. L’uomo, 65 anni, si tolse la vita impiccandosi nella sua abitazione friulana. Dopo il ritrovamento del corpo, la salma fu cremata senza che venisse disposta un’autopsia: una scelta che oggi pesa come un’assenza difficile da colmare.
A rendere ancora più complesso il quadro sono le parole della sua legale, l’avvocata Stefania Mannino. Secondo quanto riferito, Gugliotta l’aveva contattata poco prima di Natale, insistendo sulla necessità di incontrarla con urgenza. Un incontro che non si è mai concretizzato.
Un dettaglio che apre uno spiraglio inquietante: cosa voleva dire? Quali informazioni riteneva così urgenti da condividere?
Il racconto dell’avvocata restituisce l’immagine di un uomo apparentemente sereno, reduce da una vacanza a Tenerife con la moglie e impegnato a ricostruire una normalità dopo anni segnati dal timore di essere riconosciuto. Un equilibrio ritrovato che rende ancora più difficile interpretare il gesto estremo.
Un passato che non passa
Il sopralluogo di questi giorni riporta dunque al centro una vicenda che, a oltre trent’anni dalle stragi della Uno Bianca, continua a sollevare interrogativi.
Se da un lato la giustizia ha già individuato e condannato i responsabili materiali, dall’altro restano zone d’ombra che il tempo non ha cancellato. Il blitz nella casa di Gugliotta suggerisce che quelle ombre sono tutt’altro che dissipate — e che, forse, alcune verità attendono ancora di essere portate alla luce.
