29 Giugno 2026, lunedì
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Ombre su Parigi: accuse di abusi e stalking, arrestato l’azzurro paralimpico Bonacina

Dalle molestie reiterate al tentato stupro durante i Giochi 2024: sei le presunte vittime. L’inchiesta della Procura di Roma ricostruisce anni di comportamenti predatori tra allenamenti e trasferte

Un’indagine che scuote il mondo dello sport paralimpico italiano e apre interrogativi profondi sui meccanismi di tutela degli atleti. Matteo Bonacina, 41 anni, arciere della nazionale azzurra, è finito agli arresti domiciliari con accuse pesantissime: stalking e violenza sessuale. Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma con il supporto della polizia postale, una sequenza di episodi che si sarebbero protratti per almeno cinque anni, dal 2019 al 2024, coinvolgendo cinque atlete e un’allenatrice.

Il quadro che emerge è quello di comportamenti insistenti, invasivi e, secondo gli inquirenti, progressivamente più gravi. Fino al culmine rappresentato da un presunto tentativo di stupro durante le Paralimpiadi di Parigi 2024.

Il presunto tentato stupro nel villaggio olimpico

È proprio nella capitale francese che si sarebbe consumato l’episodio più allarmante. Secondo la ricostruzione investigativa, Bonacina si sarebbe introdotto nella stanza d’albergo di una giovane atleta, sorprendente mentre usciva dalla doccia. La dinamica, affidata al racconto della vittima, descrive un’aggressione improvvisa: l’uomo si sarebbe avventato su di lei con il proprio corpo, accompagnando il gesto con frasi esplicite e a sfondo sessuale.

La reazione della ragazza, che sarebbe riuscita a divincolarsi e respingerlo, avrebbe impedito conseguenze ancora più gravi. L’uomo si sarebbe poi allontanato, lasciando dietro di sé un episodio che oggi rappresenta il fulcro dell’inchiesta.

Una sequenza di molestie nel tempo

Ma quello di Parigi, secondo gli investigatori, non sarebbe un caso isolato. Le accuse delineano una condotta reiterata, fatta di avances pesanti, contatti fisici non consensuali e comunicazioni esplicite.

Già nel 2021 la stessa atleta avrebbe ricevuto messaggi a sfondo sessuale, accompagnati da commenti sul suo corpo e dall’invio di immagini intime. Due anni più tardi, nel 2023, un’allenatrice avrebbe denunciato un palpeggiamento avvenuto in pubblico durante una trasferta.

Altri episodi, simili per modalità e contesto, sarebbero stati segnalati da diverse sportive, alcune delle quali avrebbero subito comportamenti inappropriati anche in presenza di altri membri della squadra, in un clima che – secondo le testimonianze – oscillava tra imbarazzo e silenzio.

Chat, immagini e pressioni: il peso delle prove digitali

Una parte decisiva dell’indagine si fonda sul materiale informatico acquisito dagli investigatori: chat, messaggi e fotografie inviati senza consenso e mai ricambiati. Tracce digitali che, incrociate con le testimonianze, contribuiscono a delineare un modello di comportamento insistente e invasivo.

In un caso, una giovane atleta avrebbe ricevuto contatti continui e immagini esplicite; in un altro, una minorenne sarebbe stata destinataria di frasi allusive e sessualmente esplicite. Elementi che aggravano ulteriormente il quadro accusatorio.

Il contesto e i silenzi

Secondo quanto emerso, alcune segnalazioni non avrebbero trovato immediata attenzione. Un aspetto che gli inquirenti stanno valutando con particolare attenzione, anche alla luce del ruolo e del prestigio dell’indagato: Bonacina è infatti un atleta plurimedagliato, figura di riferimento nel movimento paralimpico e insignito del Collare d’oro al merito sportivo.

Un contesto, quello delle competizioni internazionali e delle lunghe trasferte, che avrebbe favorito – sempre secondo l’accusa – la reiterazione dei comportamenti, inserendoli nella quotidianità delle atlete tra allenamenti, convocazioni e vita di squadra.

Un caso destinato a lasciare il segno

L’inchiesta è ancora in corso e dovrà chiarire responsabilità e dinamiche in modo definitivo. Ma il caso Bonacina, già ora, rappresenta una frattura profonda: non solo per la gravità delle accuse, ma per ciò che rivela sul delicato equilibrio tra autorità, fiducia e vulnerabilità all’interno dello sport.

Un tema che va ben oltre la cronaca giudiziaria e chiama in causa l’intero sistema: dalle federazioni agli organismi di vigilanza, fino alla capacità di ascoltare e proteggere chi denuncia.

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