5 Maggio 2026, martedì
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Garlasco, Sempio sceglie il silenzio: “Non risponderà ai pm”

Convocato il 6 maggio in Procura a Pavia, il 38enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi si avvarrà della facoltà di non rispondere. I legali: “Quadro probatorio incompleto e atti non ancora accessibili”

Andrea Sempio non parlerà. Convocato per il prossimo 6 maggio negli uffici della Procura di Pavia nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, il 38enne ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio davanti ai magistrati.

La scelta, tutt’altro che inattesa nelle dinamiche di indagini ancora aperte, è stata ufficializzata dai suoi difensori, gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, attraverso una nota congiunta. Alla base della decisione, spiegano i legali, vi è una valutazione strettamente tecnica: lo stato attuale del procedimento non consentirebbe un confronto pieno e consapevole con gli elementi raccolti dagli inquirenti.

“Le indagini non sono concluse – sottolineano i difensori – e il quadro probatorio risulta ancora parziale. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento critico: il fascicolo non è soltanto incompleto, ma anche non ancora accessibile nella sua interezza”. Una condizione che, di fatto, impedirebbe alla difesa di predisporre una linea argomentativa fondata su una conoscenza esaustiva degli atti.

Il silenzio di Sempio si inserisce dunque in una strategia difensiva prudente, che punta a evitare dichiarazioni in una fase investigativa ritenuta ancora fluida e in evoluzione. Una scelta che, nel sistema processuale italiano, rappresenta un diritto pienamente riconosciuto all’indagato e spesso utilizzato proprio quando l’impianto accusatorio non è stato ancora definito in modo compiuto.

Resta alta l’attenzione su un caso che, a distanza di anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a suscitare interrogativi e sviluppi giudiziari. L’appuntamento del 6 maggio segnerà comunque un passaggio rilevante nell’attività della Procura, anche se – almeno per ora – senza il contributo diretto dell’indagato.

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