CORLEONE — La storia sembra ripetersi, mutando forme ma non sostanza. Nel cuore dell’entroterra siciliano, dove per decenni si è forgiato il potere di Cosa Nostra, riaffiora un sistema di controllo che affonda le radici nella tradizione più antica dei clan. A Corleone, simbolo stesso del dominio mafioso, i carabinieri hanno arrestato Mario Grizzaffi, ritenuto dagli inquirenti il nuovo reggente del mandamento locale.
Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari di Palermo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha portato in carcere anche Mario Gennaro e Pietro Maniscalco. Altri tre indagati restano invece a piede libero, dopo il rigetto delle misure cautelari richieste dalla procura.
Al centro dell’inchiesta c’è una struttura che, secondo gli investigatori, ricalca i modelli storici di Cosa Nostra. Grizzaffi, sessantenne e legato da vincoli familiari a Totò Riina, avrebbe raccolto l’eredità criminale dello zio e di Bernardo Provenzano, mantenendo saldo il controllo del territorio attraverso una rete di intimidazioni e relazioni di potere.
Le indagini, sviluppate tra il 2017 e il 2023, descrivono un contesto in cui la violenza resta uno strumento essenziale, ma calibrato: furti mirati, danneggiamenti, incendi di mezzi agricoli. Azioni che non mirano solo al profitto immediato, ma soprattutto a ribadire una presenza, a marcare un confine invisibile tra chi comanda e chi subisce. A questo si aggiungerebbero episodi di estorsione, spesso mascherati da “mediazioni” per ottenere dilazioni nei pagamenti.
È però il dato sociale a colpire di più gli inquirenti. In alcuni casi, agricoltori e imprenditori locali avrebbero chiesto una sorta di autorizzazione preventiva prima di acquistare terreni, riconoscendo di fatto l’autorità del presunto capo mandamento. Un sistema di consenso forzato, costruito nel tempo, che richiama dinamiche profonde e radicate.
La procura parla esplicitamente di “mafia rurale ancora operativa”. Un’espressione che evoca le origini stesse del potere corleonese: quella capacità di controllo capillare delle campagne, dei pascoli, delle attività agricole che ha rappresentato il primo laboratorio di dominio per Riina e Provenzano, prima dell’espansione verso i grandi affari e i circuiti internazionali.
L’operazione restituisce così l’immagine di una criminalità che non è scomparsa, ma si è adattata. Meno appariscente, forse, ma ancora in grado di esercitare pressione, orientare scelte, condizionare l’economia locale. A Corleone, insomma, il passato non è solo memoria: è una presenza che continua a interrogare il presente.
