SAN GIOVANNI ROTONDO — Nessuna deviazione, nessuna retromarcia. La rotta è tracciata e resta quella, anche quando il vento contrario soffia forte. Dal cuore delle celebrazioni per il settantesimo anniversario della Casa Sollievo della Sofferenza, il cardinale Pietro Parolin consegna una linea tanto essenziale quanto netta: Leone XIV continuerà a “predicare il Vangelo e predicare la pace”, senza farsi distrarre dalle critiche, né tantomeno intimidire dagli attacchi.
Il riferimento, nemmeno troppo velato, è alle recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che hanno riacceso il confronto a distanza con il Pontefice. Una tensione che si inserisce in un momento delicato anche sul piano diplomatico, a pochi giorni dall’arrivo in Vaticano del segretario di Stato americano Marco Rubio. Ma Parolin non alimenta lo scontro, anzi lo disinnesca con misura: “Non so se il Papa avrà occasione di rispondere”, osserva, ricordando come l’ultima interlocuzione diretta con i giornalisti risalga al 13 aprile, durante il volo verso l’Africa.
È però sul merito che il porporato insiste, più che sulle dinamiche della polemica. “Il Papa ha già risposto”, taglia corto. E quella risposta — sottolinea — non è politica, né tattica: è profondamente cristiana. Leone XIV, spiega Parolin, si limita a fare ciò che il suo ruolo richiede: annunciare il Vangelo e ribadire il primato della pace, “opportune et importune”, secondo la celebre espressione paolina. In altre parole, in ogni circostanza, favorevole o meno.
Una posizione che può dividere, ammette il segretario di Stato, ma che non è negoziabile. “Capiamo che non tutti siano sulla stessa linea”, concede. Tuttavia, il punto non è il consenso: è la coerenza con una missione che trascende gli equilibri geopolitici. Il Papa, in questa prospettiva, non si colloca nel perimetro delle convenienze internazionali, ma in quello — più esigente — della testimonianza.
Il contesto in cui maturano queste parole non è secondario. La Casa Sollievo della Sofferenza, fortemente voluta da Padre Pio, rappresenta un simbolo concreto di cura e solidarietà, una “cattedrale della carità” dove la sofferenza incontra l’assistenza. Ed è proprio da qui che Parolin rilancia un messaggio che intreccia spiritualità e attualità: la pace non è uno slogan, ma un imperativo quotidiano.
In un mondo segnato da conflitti persistenti e nuove fratture, la voce del Vaticano continua dunque a muoversi su un registro controcorrente. Senza alzare i toni, ma senza neppure arretrare. Perché, come ribadisce Parolin, il compito del Papa non è piacere a tutti, bensì restare fedele al Vangelo. Anche quando questo significa esporsi, inevitabilmente, alle critiche.
