Bruxelles sceglie la linea della cautela e si sfila, almeno per ora, da un intervento diretto sugli extraprofitti energetici. Al termine dell’Eurogruppo, il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis chiarisce che non è allo studio alcuna iniziativa a livello comunitario per introdurre una tassazione straordinaria sui profitti delle imprese del settore. Una posizione che, pur lasciando aperta la porta alle iniziative nazionali, segna una distanza rispetto alle pressioni di alcuni governi.
“La tassazione degli extraprofitti resta uno strumento disponibile per gli Stati membri”, ha spiegato Dombrovskis, sottolineando tuttavia come l’esperienza recente inviti alla prudenza. Durante la precedente crisi energetica, infatti, l’applicazione di queste misure ha prodotto “risultati contrastanti”, sia in termini di gettito sia per gli effetti sull’economia reale. Da qui la scelta della Commissione di non promuovere né coordinare un intervento su scala europea.
Il messaggio è chiaro: nessuna regia unica da Bruxelles, ma margini di manovra lasciati alle capitali. Una posizione che riflette anche le diverse sensibilità emerse tra i Paesi membri, dove il tema resta divisivo, tra chi spinge per interventi più incisivi e chi teme ricadute sugli investimenti e sulla stabilità dei mercati.
Il confronto resta aperto, come dimostra l’incontro bilaterale tra Dombrovskis e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, avvenuto a margine dei lavori. Tra i temi sul tavolo, anche l’ipotesi – ancora tutta da definire – di estendere la clausola di flessibilità legata alla difesa al comparto energetico. Una proposta che però non raccoglie consenso unanime.
“Diversi Stati membri hanno espresso opinioni differenti sulla risposta fiscale più appropriata”, ha ammesso il commissario, confermando l’assenza, al momento, di una sintesi condivisa.
Nel frattempo, la Commissione invita alla prudenza: la linea indicata è quella di interventi “temporanei e mirati”, capaci di contenere l’impatto sui conti pubblici senza rinunciare a sostenere famiglie e imprese. Un equilibrio delicato, in un contesto ancora segnato dall’incertezza sui prezzi dell’energia e dalle tensioni geopolitiche.
Bruxelles, dunque, osserva e coordina, ma non guida. Almeno per ora. La partita sugli extraprofitti resta nelle mani degli Stati, con il rischio di una risposta frammentata proprio mentre l’Europa cerca una strategia comune per affrontare le nuove sfide energetiche.
