29 Giugno 2026, lunedì
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Diplomazia in stallo, Trump congela la missione in Pakistan: “In Iran non sanno chi comanda”

Saltano i contatti tra Washington e Teheran. Araghchi frena: “Verificare se gli Usa fanno sul serio”. Nuove tensioni mentre il Medio Oriente resta sull’orlo di una crisi più ampia

Ancora una frenata, l’ennesima, nel fragile percorso diplomatico tra Stati Uniti e Iran, mentre il Medio Oriente continua a vivere una fase di tensione acuta e instabile. I contatti indiretti, che avrebbero dovuto riaccendersi a Islamabad, si arenano prima ancora di prendere forma: nessun incontro è previsto, nessuna agenda definita, nessun segnale concreto di distensione.

A chiarire lo stato dell’arte è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, che ha escluso senza ambiguità la possibilità di colloqui tra il capo della diplomazia di Teheran, Abbas Araghchi, e funzionari statunitensi nella capitale pakistana. Una smentita che suona come una presa d’atto: i negoziati, almeno per ora, restano congelati.

A rafforzare il quadro di stallo è arrivata la decisione del presidente americano Donald Trump, che ha annunciato sul suo social Truth la cancellazione della missione diplomatica in Pakistan. Stop al viaggio dell’inviato speciale Steve Witkoff e di Jared Kushner, figura di peso nelle precedenti strategie mediorientali della Casa Bianca.

Le parole di Trump, come spesso accade, non lasciano spazio a sfumature: “In Iran non si sa chi comandi, non lo sanno nemmeno loro stessi. Noi abbiamo tutte le carte in mano e loro nessuna”. Una lettura che enfatizza le divisioni interne alla Repubblica islamica e che, al tempo stesso, giustifica la linea attendista di Washington.

Dal lato iraniano, tuttavia, la replica è tutt’altro che conciliatoria. Araghchi ha scelto una formula prudente ma significativa: “Resta da vedere se gli Stati Uniti prendono davvero sul serio la diplomazia”. Un messaggio che, più che chiudere la porta, ne evidenzia la fragilità: il dialogo è possibile, ma solo a condizioni di reciproca credibilità.

Nel frattempo, il calendario diplomatico di Teheran si muove su altri assi. Secondo fonti iraniane, il ministro degli Esteri sarebbe impegnato in un tour che include Oman e Russia, con un possibile passaggio successivo proprio in Pakistan. Un itinerario che segnala la volontà di mantenere aperti canali alternativi, aggirando – almeno temporaneamente – il confronto diretto con Washington.

A complicare ulteriormente il quadro, le dichiarazioni dello stesso Trump prima di salire a bordo dell’Air Force One: “Tratterò con chiunque sia al comando”. Una frase che, nelle intenzioni, vuole ribadire disponibilità al dialogo, ma che nei fatti sottolinea la percezione americana di un sistema iraniano attraversato da tensioni e lotte di potere.

Il risultato è un equilibrio sempre più precario: da un lato la necessità, condivisa a livello internazionale, di evitare un’escalation; dall’altro una distanza politica e strategica che continua ad allargarsi. In assenza di interlocutori riconosciuti e di una reale volontà negoziale, la diplomazia resta sospesa, mentre il conflitto nella regione continua a fare da sfondo a ogni tentativo – finora fallito – di mediazione.

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