Il mondo del calcio piange Alex Manninger, ex portiere della Juventus e della Nazionale austriaca, scomparso a soli 48 anni in un tragico incidente stradale nei pressi di Salisburgo, la città che gli aveva dato i natali. Secondo le prime ricostruzioni, l’auto che stava guidando si è scontrata con un treno in un passaggio a livello privo di barriere: un impatto devastante che ha trascinato il veicolo per diversi metri, senza lasciare scampo all’ex estremo difensore.
La notizia ha rapidamente fatto il giro d’Europa, suscitando cordoglio e commozione in tutto l’ambiente calcistico, dove Manninger era conosciuto non solo per le sue qualità tecniche, ma anche per il profilo umano discreto e professionale.
Nato a Salisburgo nel 1977, Manninger è stato uno dei portieri più rappresentativi del calcio austriaco degli anni Novanta e Duemila. Cresciuto calcisticamente nell’Austria Salisburgo, si mise presto in luce attirando l’attenzione dei grandi club europei. Nel 1997 compì un passo storico, diventando il primo calciatore austriaco a trasferirsi in Premier League, approdando all’Arsenal. Con i Gunners visse una stagione indimenticabile, contribuendo alla conquista del “double” – campionato e FA Cup – nel 1997/98.
Da lì prese il via una carriera lunga e itinerante, segnata da esperienze in diversi campionati europei. In Italia Manninger trovò una seconda casa calcistica, diventando un volto familiare della Serie A. Vestì le maglie di Fiorentina, Torino, Bologna, Brescia e Siena, ma fu soprattutto con la Juventus che consolidò la sua reputazione di portiere affidabile, sempre pronto quando chiamato in causa. Proprio a Torino seppe ritagliarsi un ruolo importante come secondo di lusso, offrendo prestazioni solide nei momenti decisivi.
La sua carriera lo portò anche in Inghilterra con il Liverpool e in Germania, dove giocò con l’Augusta, confermando la sua dimensione internazionale e la capacità di adattarsi a contesti diversi. In Nazionale austriaca collezionò 34 presenze, partecipando anche agli Europei del 2008, seppur nel ruolo di secondo portiere, incarnando sempre uno spirito di servizio e appartenenza.
Manninger aveva appeso i guanti al chiodo nel 2017, chiudendo una carriera fatta di professionalità, dedizione e silenziosa efficacia. Non era un uomo da copertine, ma uno di quei calciatori che costruiscono la propria storia con il lavoro quotidiano, lontano dai riflettori ma fondamentali per l’equilibrio delle squadre.
La sua scomparsa lascia un vuoto profondo tra chi lo ha conosciuto dentro e fuori dal campo. Resta il ricordo di un portiere elegante nei gesti e corretto nei modi, simbolo di un calcio fatto di sostanza e valori.
