29 Aprile 2026, mercoledì
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Massacro in piazza a Massa, cinque indagati: Bongiorni colpito anche a terra

Il procuratore Capizzoto: «Aggressione nata sul momento, non si conoscevano». Tra gli indagati tre minorenni. Decisiva l’autopsia per chiarire le cause del decesso

Un’aggressione brutale, esplosa nel cuore della notte e consumata nel centro cittadino, senza legami pregressi tra vittime e aggressori. Si allarga il perimetro dell’inchiesta sulla morte di Giacomo Bongiorni, il 47enne deceduto dopo il pestaggio avvenuto tra sabato e domenica in piazza Felice Palma: sono cinque, ora, le persone identificate dalla procura.

Ai tre nomi emersi nelle prime ore – un diciassettenne e due giovani maggiorenni, Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduard Alin Carutasu, 19 – si aggiungono altri due minorenni. Un gruppo eterogeneo, su cui gli inquirenti stanno cercando di ricostruire ruoli e responsabilità in una dinamica ancora in fase di definizione.

I due maggiorenni fermati sono già stati interrogati: uno ha scelto di non rispondere, l’altro ha fornito una propria versione dei fatti, attualmente al vaglio degli investigatori. Sul fronte dei minori, uno dei tre è stato raggiunto da misura cautelare ed è detenuto nel Centro di Prima Accoglienza di Genova, in attesa dell’udienza di convalida.

A fare il punto è il procuratore di Massa, Piero Capizzoto, che invita alla cautela ma traccia una prima linea interpretativa: allo stato attuale, non emergerebbero ulteriori maggiorenni coinvolti oltre ai due già fermati. Ma soprattutto, l’episodio non sarebbe il risultato di rancori o relazioni pregresse.

«Le persone coinvolte non si conoscevano», chiarisce il magistrato, indicando come ipotesi investigativa quella del cosiddetto “dolo d’impeto”: una violenza scaturita da un episodio contingente, maturato in pochi istanti e degenerato rapidamente. «Riteniamo che quanto accaduto sia stato causato da qualcosa verificatosi al momento, non da motivi precedenti», aggiunge Capizzoto, lasciando intendere che il movente resta ancora da chiarire.

Nel frattempo, emergono dettagli sempre più drammatici sulla sequenza dell’aggressione. Bongiorni sarebbe stato colpito ripetutamente: non un singolo fendente o un unico pugno fatale, ma una serie di colpi il cui effetto complessivo dovrà essere ricostruito con precisione medico-legale. «Non siamo ancora in grado di stabilire quale colpo abbia provocato la morte», sottolinea il procuratore, rimandando all’esito dell’autopsia.

Un elemento, però, appare già definito: la violenza non si sarebbe fermata neppure quando la vittima era ormai a terra. Le immagini raccolte dagli investigatori mostrerebbero il diciassettenne – attualmente in stato di fermo – sferrare almeno un pugno, seguito da ulteriori colpi inferti mentre Bongiorni giaceva sull’asfalto.

Un accanimento che aggrava il quadro e che potrebbe incidere in modo decisivo sulla qualificazione giuridica dei fatti. Proprio per questo, l’esame autoptico – che sarà eseguito a Genova nelle prossime ore – rappresenta un passaggio cruciale: dovrà stabilire con esattezza le cause del decesso e contribuire a delineare le responsabilità individuali all’interno del gruppo.

Resta, sullo sfondo, una vicenda che scuote la città e solleva interrogativi più ampi sulla violenza giovanile e sulla rapidità con cui un episodio apparentemente banale può trasformarsi in tragedia. La risposta, ora, è affidata alle indagini.

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