24 Ottobre 2026, sabato
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Pietracatella, il giallo della ricina: autopsia rinviata, la famiglia frena sull’ipotesi omicidio

Slitta a fine maggio la relazione definitiva del medico legale. Gli inquirenti attendono chiarimenti decisivi, mentre i familiari parlano di incidente

Il tempo della verità si allunga ancora. Nel caso della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, trovate senza vita a Pietracatella, nel Campobassano, bisognerà attendere almeno un altro mese per avere un quadro definitivo. La relazione autoptica, inizialmente attesa a breve, arriverà infatti non prima della fine di maggio.

A chiedere la proroga è stata la dottoressa Pia Benedetta De Luca, incaricata degli accertamenti medico-legali, che ha motivato la richiesta con la particolare complessità del caso. Un’indagine che, sin dall’inizio, ha richiesto analisi approfondite e incrociate, anche alla luce degli esiti arrivati solo di recente da Pavia: esami che hanno confermato la presenza di ricina, una sostanza altamente tossica, nei corpi delle due vittime.

L’autopsia, eseguita il 31 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso, rappresenta uno snodo cruciale per l’inchiesta. Ma proprio la necessità di integrare i dati tossicologici più aggiornati ha reso inevitabile un allungamento dei tempi. Gli investigatori restano in attesa di chiarimenti che potrebbero orientare in modo decisivo le ipotesi sul tavolo.

Nel frattempo, sul fronte familiare emergono dichiarazioni che si discostano dalla pista dell’omicidio. A parlare è stata la zia di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, ascoltata per oltre due ore dalla Squadra Mobile della Questura di Campobasso come persona informata sui fatti.

“All’interno della nostra famiglia non crediamo a un omicidio – ha dichiarato ai giornalisti all’uscita dagli uffici –. Per noi non sono state uccise, si è trattato di un incidente”. Parole nette, che introducono una lettura alternativa rispetto ai sospetti che circolano sin dalle prime fasi dell’indagine.

La donna ha anche sottolineato lo stato d’animo dei familiari più vicini: la figlia Laura sarebbe “tranquilla”, mentre Gianni Di Vita starebbe affrontando “un dolore grandissimo”. Nessuna ombra, secondo il racconto della zia, sul contesto familiare: “Mai un problema, una famiglia normalissima”.

Resta però aperto il nodo principale: come e perché madre e figlia siano entrate in contatto con una sostanza letale come la ricina. Un interrogativo che, al momento, non ha ancora trovato una risposta univoca e che mantiene alta l’attenzione degli inquirenti.

Il conto alla rovescia, dunque, riparte. E con esso cresce l’attesa per una verità che, a distanza di mesi, appare ancora sospesa tra ipotesi contrastanti e elementi da decifrare.

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