5 Agosto 2026, mercoledì
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Stadera Pendula: La bilancia sbilanciata del potere

Dall’equità dei pesi nell’antichità alle scelte selettive dell’azione politica contemporanea: quando la legge sembra piegarsi al consenso

A cura di Gilberto Borzini

LA RIFLESSIONE

Il bilancino utilizzato dal Ministero degli Interni in materia di sicurezza sembra avere un guasto che penalizza giovani e progressisti.

In un tempo ormai lontano, i commercianti disonesti che truccavano le bilance subivano penitenze assai severe, che andavano dal sequestro di tutti i beni al taglio delle mani, dalla distruzione della casa all’esilio. Funzionari pubblici entravano negli empori e controllavano pesi e misure; perfino alla Pubblica Utilità spettava l’emissione di pesi regolamentari e certificati, da utilizzare su stadere non truccate, a tutela del giusto rapporto tra commerciante e consumatore. Insomma, fin dall’antichità si sa che con l’equità non bisognerebbe scherzare troppo.

Invece, questo esecutivo sembra proprio aver preso in simpatia la bilancia sbilanciata, e forse anche la bussola deviata, manifestandosi come Governo di una parte e non della collettività, orientando così l’applicazione delle norme verso l’area che appare più profittevole in termini di consenso.

In principio era il rave

Il popolo elettore della compagine al governo non frequenta i concerti rock; figuriamoci se si mescola ai rave, tra fumigazioni erbose che allontanano insetti e zanzare e frequenze di basso in grado di “ridurre i calcoli renali in nulla”. A quel popolo elettore, quella gente poco lavata, un po’ rasta, assai tatuata, che allontana il dispiacere e si estranea avvolgendosi nella musica, non solo non piace, ma incute anche una certa paura. Così, il primo atto governativo fu quello del divieto.

Molti altri ne seguirono: limitazioni al transito e all’ingresso dei “diversamente colorati”, inasprimento delle pene per chi guida sotto l’effetto dell’alcol (senza, peraltro, proibire la vendita di alcol, che genera notevoli profitti per l’erario), moltiplicazione delle fattispecie di omicidio, aggiungendo al grave reato la discriminante della modalità (navale, stradale, aerea, ciclistica, ferroviaria) e del genere, rendendo apparentemente più grave uccidere una donna rispetto a un uomo.

Così, il preesistente uxoricidio è divenuto femminicidio, senza che nei fatti cambiasse nulla, ma infervorando la platea elettorale, perché si sa che le parole hanno un peso notevole.

Qualche forma di ambiguità, mi sia concesso, emerge non raramente nelle scelte e negli orientamenti del Governo: si protesta per un cardinale a Gerusalemme, ma nulla si fa per impedire il massacro dei palestinesi; si sorvolano in elicottero le zone devastate dal maltempo, ma si fermano i fondi in attribuzioni gestionali non chiarissime; si predica contro il costo dell’energia, ma nulla si realizza in termini di Piano nazionale energetico; ci si afferma rilevanti nel mondo che conta, mentre si cresce dello zero virgola in un contesto ampiamente inflattivo; ci si proclama primeggianti, ospitando al contempo sacche di miseria crescenti.

Pesi e misure

Il Governo che predica benissimo e razzola pessimamente è quello che parla alle sole orecchie dei suoi elettori. È quello che emana disegni di legge sulla sicurezza applicandoli selettivamente all’area dell’opposizione, lasciando liberi ordinovisti e casapoundiani di esibire i loro saluti al grido di “presente”, di esporre la fiamma in simboli costituzionalmente proibiti, di occupare edifici pubblici gestendo il flusso dei residenti temporanei.

Si ha l’impressione che siano state assunte — e ce ne spiace — le peggiori forme dell’opportunismo e del clientelismo del passato, proprio quelle contro cui l’attuale esecutivo affermava di combattere prima di assurgere al potere.

La stadera in mano al Governo sembra una bilancia truccata. Forse si tratta di un problema di prospettiva, di un errore di valutazione, di eccessive speranze riposte e poi frantumate dalla pratica operativa.

Come se il potere avesse in sé la capacità di trasformare gli angeli dell’opposizione in demoni di governo. Ma, se questa è la regola non scritta, allora mi si dica: che senso ha ancora la democrazia?

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