Il Medio Oriente precipita in una nuova spirale di tensione, tra attacchi mirati, manovre diplomatiche e segnali di una possibile escalation militare su larga scala. Il quadro, già fragile, si complica ulteriormente con la decisione della Spagna di chiudere il proprio spazio aereo a tutti i voli coinvolti, direttamente o indirettamente, nelle operazioni legate alla guerra contro l’Iran: una misura che certifica il timore europeo di un allargamento del conflitto.
Sul terreno, il bilancio si aggrava. In Kuwait, un attacco attribuito a forze iraniane contro un impianto strategico ha provocato la morte di un civile indiano. Più a nord, nel sud del Libano, un’esplosione ha colpito una base della missione UNIFIL, causando la morte di un casco blu e il ferimento grave di un altro militare. Episodi che segnano un salto di qualità nella pericolosità degli scontri, ormai sempre più diffusi e imprevedibili.
Nel frattempo, Donald Trump alza il livello dello scontro ma, al contempo, mantiene aperto il canale negoziale. Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, il presidente statunitense starebbe valutando opzioni drastiche, tra cui una missione terrestre in Iran con l’obiettivo di sequestrare circa 450 chilogrammi di uranio arricchito e assumere il controllo dell’isola di Kharg Island, snodo cruciale per l’export petrolifero di Teheran.
Eppure, accanto alla linea dura, emergono segnali di possibile de-escalation. Trump ha parlato apertamente di “buone trattative”, sia dirette sia indirette, con l’ambizione dichiarata di chiudere il conflitto entro metà aprile. In questo contesto si inserisce anche un annuncio destinato a pesare sugli equilibri energetici globali: “L’Iran ha accettato di consentire il passaggio di 20 petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz a partire da lunedì mattina”. Un’apertura che potrebbe allentare la pressione sui mercati, ma che resta appesa alla tenuta del fragile equilibrio militare.
Sul fronte israeliano, la tensione resta altissima. Le forze di difesa di Israele hanno emesso un nuovo ordine di evacuazione per i residenti della zona di Dahieh, nella periferia sud di Beirut, area considerata roccaforte di Hezbollah. Un segnale che lascia presagire nuove operazioni imminenti.
A confermare la gravità del momento è anche Teheran. L’Iran ha ufficializzato la morte di Alireza Tangsiri, comandante della Marina dei Guardiani della Rivoluzione, ferito in precedenza in un raid israeliano. In un comunicato diffuso dalla televisione di Stato, i Pasdaran hanno celebrato il generale come figura chiave nella difesa dello Stretto di Hormuz, sottolineandone il ruolo strategico nel mantenere il controllo di uno dei passaggi marittimi più cruciali al mondo.
Tra mosse militari, diplomazia intermittente e interessi energetici globali, il conflitto si muove su un crinale pericoloso. Le prossime ore saranno decisive per capire se prevarrà la logica dello scontro o quella, ancora fragile, del negoziato.
