27 Luglio 2026, lunedì
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Anm, svolta al vertice: Giuseppe Tango eletto presidente

Cambio al vertice dell’Associazione nazionale magistrati dopo le dimissioni di Parodi: elezione quasi unanime per il giudice palermitano, chiamato a ricucire il dialogo con la politica dopo il referendum sulla giustizia.

Un passaggio di consegne rapido ma denso di significato quello che si è consumato ai vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati. Il nuovo presidente è Giuseppe Tango, 43 anni, giudice del lavoro a Palermo, eletto con un consenso pressoché unanime dal Comitato direttivo centrale: 31 voti favorevoli e una sola astensione.

Tango prende il posto di Cesare Parodi, che ha formalizzato le proprie dimissioni nella stessa giornata, dopo averle annunciate già nelle settimane precedenti per «gravi motivi personali». Una decisione maturata, secondo quanto riferito, da circa un mese ma che si colloca in un momento particolarmente delicato per la magistratura associata, all’indomani dell’esito referendario sulla riforma della giustizia.

Un’elezione nel segno della continuità

L’ascesa di Tango non è una sorpresa. Esponente di Magistratura Indipendente, la stessa corrente di Parodi, era stato il candidato più votato alle elezioni interne del gennaio 2025 per il rinnovo del Comitato direttivo. Già componente della Giunta esecutiva centrale guidata dal presidente uscente, rappresenta una scelta di continuità, almeno sul piano degli equilibri interni.

Il suo percorso associativo è consolidato: in passato ha guidato la Giunta sezionale dell’Anm di Palermo, maturando un profilo che coniuga esperienza organizzativa e attività giurisdizionale.

«Dialogo e soluzioni concrete»

Le prime parole da presidente delineano una linea operativa improntata al pragmatismo e all’apertura: «Da domani ci metteremo al lavoro insieme agli altri attori della giurisdizione per proporre soluzioni che possano davvero migliorare la giustizia», ha dichiarato Tango, indicando come priorità il tentativo di «riannodare i fili di un autentico dialogo con l’interlocutore politico».

Un passaggio tutt’altro che secondario, in un contesto segnato da tensioni tra magistratura e governo, acuite dal confronto sulla cosiddetta riforma Nordio e dal recente pronunciamento degli elettori.

L’eredità di Parodi: «Fiducia da riconquistare»

Nel suo intervento di commiato, Cesare Parodi ha tracciato una riflessione lucida e non priva di autocritica. La vittoria del “No” al referendum, ha sottolineato, «è una delega forte ma non in bianco». Non basta, cioè, a certificare il buon funzionamento del sistema.

Parodi ha messo al centro un nodo cruciale: la fiducia. «La magistratura non gode più di una fiducia automatica», ha osservato, indicando nella trasparenza e nella coerenza i criteri su cui misurare la credibilità futura. Un messaggio che suona anche come un’agenda implicita per il nuovo presidente.

Nonostante le dimissioni, Parodi resterà nel Comitato direttivo centrale, garantendo così una continuità istituzionale in una fase di transizione.

Una fase delicata per la magistratura associata

L’elezione di Tango arriva in un momento in cui l’Anm è chiamata a ridefinire il proprio ruolo pubblico. Da un lato, la necessità di incidere nel dibattito sulla riforma della giustizia; dall’altro, l’urgenza di recuperare autorevolezza agli occhi dei cittadini.

Il nuovo presidente si trova così di fronte a una doppia sfida: consolidare l’unità interna dell’associazione e rilanciare un confronto credibile con la politica. In gioco non c’è solo la linea dell’Anm, ma la percezione stessa della magistratura nel Paese.

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