Sarà il palcoscenico del Teatro Ghione ad accogliere, domenica 22 marzo alle ore 18, la terza edizione del Premio dedicato a Beniamino Gigli, figura cardine della tradizione lirica italiana. Un appuntamento che intreccia celebrazione e trasmissione del sapere musicale, guardando al futuro senza perdere il legame con una delle voci più emblematiche del Novecento.
A ricevere il prestigioso riconoscimento sarà il tenore napoletano Vincenzo Costanzo, interprete sempre più affermato sui principali palcoscenici internazionali. La sua carriera, segnata da ruoli di grande intensità espressiva, si inserisce nel solco della tradizione inaugurata da Enrico Caruso e portata a vertici assoluti proprio da Gigli: una linea luminosa del belcanto italiano che continua a vivere nelle nuove generazioni.
La serata, diretta artisticamente da Enrico Stinchelli e condotta insieme ad Asia Beniamina Gigli, si configurerà come un vero e proprio viaggio tra passato e futuro. Accanto alla premiazione, saranno infatti assegnate quattro borse di studio ad altrettanti giovani talenti del programma “Fabbrica – Young Artist Program” del Teatro dell’Opera di Roma: il soprano Sofia Barbashova, il mezzosoprano Maria Elena Pepi, il tenore Jiacheng Fan e il baritono Alejo Alvarez Castillo. I giovani artisti saranno protagonisti di un concerto accompagnati dal pianista Mirco Roverelli.
A impreziosire l’evento, la presentazione di materiali d’archivio inediti appartenenti alla famiglia Gigli, che contribuiranno a delineare un ponte ideale tra la memoria storica e la formazione delle nuove voci della lirica.
Fondata nel 2007 da Beniamino Gigli Jr., nipote diretto del grande tenore, l’Associazione Premio Beniamino Gigli persegue da anni una duplice missione: custodire l’eredità artistica del maestro e sostenere concretamente i giovani cantanti attraverso borse di studio, concorsi e iniziative benefiche.
«Con questo riconoscimento – ha dichiarato Asia Gigli – intendiamo celebrare non solo un talento già pienamente affermato, ma la continuità viva di una tradizione che costituisce il cuore della nostra identità musicale». In Costanzo, infatti, si riconoscono qualità vocali e interpretative che restituiscono centralità al repertorio gigliano, con sensibilità e rigore stilistico.
Intervistato alla vigilia della premiazione, il tenore ha sottolineato il valore esemplare di Gigli: «Per noi cantanti è un pilastro della tecnica e dell’interpretazione. La sua non è una tecnica d’altri tempi, ma la tecnica giusta, quella che permette di cantare bene per tutta la vita». Un modello che si riflette nella sua ricerca del fraseggio “all’italiana”, fondato su equilibrio, espressività e controllo del suono.
Il 2026 si preannuncia come un anno cruciale per Costanzo, tra debutti e nuovi impegni. In aprile sarà protagonista di Andrea Chénier di Umberto Giordano al Teatro Massimo Bellini, per poi vestire i panni di Mario Cavaradossi al Teatro Regio di Torino sotto la direzione di Andrea Battistoni. Seguiranno Radamès al Teatro Regio di Parma, nella storica regia di Franco Zeffirelli, e il debutto nel ruolo di Calaf in Bulgaria.
Durante la serata romana, Costanzo offrirà anche un saggio del proprio repertorio, interpretando due pagine emblematiche: “Recondita armonia” da Tosca e arie tratte da Un ballo in maschera. Brani che esigono non solo potenza vocale, ma finezza interpretativa e capacità di scolpire il fraseggio, qualità che fanno del tenore napoletano uno degli interpreti più interessanti della sua generazione.
Il Premio Gigli si conferma così non soltanto un tributo alla grande tradizione, ma un osservatorio privilegiato sul futuro della lirica: un luogo in cui il passato illumina il presente e prepara il terreno alle voci di domani.
