4 Luglio 2026, sabato
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Carburanti, nuova fiammata: il gasolio sfiora i 2,4 euro in autostrada

Il decreto del 18 marzo non dispiega ancora i suoi effetti e i listini continuano a salire. Polemiche politiche: “Misure tardive e di corto respiro”

Non si arresta la corsa dei prezzi dei carburanti, mentre gli effetti del decreto varato il 18 marzo restano, per ora, sulla carta. Nel frattempo, benzina e gasolio continuano a rincarare, spinti da tensioni internazionali e da un mercato ancora in assestamento. A fotografare la situazione è l’ultima rilevazione della Staffetta Quotidiana, basata sui dati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Alle 8 del 18 marzo, su circa 20mila impianti monitorati, il prezzo medio della benzina in modalità self service si attesta a 1,869 euro al litro, in aumento di 14 millesimi. Il diesel, sempre self, sale a 2,105 euro al litro (+16 millesimi). Ancora più elevati i valori per il servito: la benzina supera i 2 euro (2,001 euro/litro), mentre il gasolio raggiunge i 2,236 euro/litro.

La dinamica non risparmia gli altri carburanti: il Gpl si posiziona a 0,706 euro al litro, il metano a 1,507 euro al chilo e il Gnl a 1,235 euro/kg, tutti in lieve ma costante crescita.

Il quadro si fa ancora più pesante lungo la rete autostradale, dove i prezzi risultano tradizionalmente più alti. Qui la benzina self service arriva a 1,950 euro al litro (2,200 euro al servito), mentre il gasolio tocca punte particolarmente elevate: 2,169 euro/litro in self e fino a 2,420 euro/litro in modalità servita. Livelli che incidono direttamente sui costi di trasporto e, a cascata, sull’intero sistema economico.

In questo contesto, il decreto governativo pensato per contenere i rincari non ha ancora prodotto effetti tangibili sui listini. E proprio su questo fronte si accende lo scontro politico.

Duro il giudizio di Antonio Misiani, responsabile Economia del Partito Democratico, che parla di un intervento “tardivo ed elettoralistico”. Secondo l’esponente dem, il provvedimento – limitato a poche settimane – non è in grado di affrontare una crisi strutturale.

“È come cercare di fermare uno tsunami con un secchiello”, afferma Misiani, sottolineando come le famiglie italiane stiano già sostenendo un aggravio complessivo di oltre 16 milioni di euro al giorno per i rifornimenti. Una pressione che rischia di diventare insostenibile se le tensioni internazionali dovessero protrarsi.

Il nodo resta quello della durata e dell’efficacia delle misure: per l’opposizione, l’intervento del governo appare come una risposta emergenziale e temporanea, legata più a scadenze politiche imminenti che a una strategia di medio periodo. Il riferimento è al contesto internazionale, segnato dalle incertezze legate ai conflitti in Medio Oriente, che continuano a influenzare i mercati energetici.

Il risultato, al momento, è una “tempesta perfetta” in cui l’aumento dei carburanti si intreccia con il rallentamento economico e l’erosione del potere d’acquisto. Un mix che pesa su famiglie e imprese e che rischia di amplificare gli effetti sull’inflazione.

In attesa che il decreto dispieghi i suoi effetti – e che lo scenario geopolitico trovi un equilibrio – automobilisti e operatori economici restano esposti a una volatilità che, giorno dopo giorno, si traduce in costi sempre più difficili da sostenere.

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