Le piazze finanziarie dell’Asia e del Pacifico aprono la settimana sotto il segno della paura. A scatenare la tempesta sui mercati è la nuova fase di incertezza geopolitica legata all’Iran, dove la nomina del figlio dell’ayatollah Ali Khamenei alla guida suprema del Paese ha alimentato il pessimismo degli investitori sulla possibilità di una soluzione diplomatica del conflitto in corso nella regione.
Il risultato è un’ondata di vendite che ha attraversato l’intero quadrante asiatico, trasformando il primo giorno di contrattazioni della settimana in un vero e proprio “lunedì nero”.
Crollano Tokyo e Seul
La reazione più violenta si è registrata a Tokyo: l’indice della Borsa di Tokyo ha chiuso con un tonfo del 5,2%, segnale di un clima di avversione al rischio che ha spinto gli investitori a liquidare rapidamente le posizioni più esposte ai mercati globali.
Ancora più pesante il bilancio a Seul, dove la Borsa di Seul ha perso il 5,96%, riflettendo la vulnerabilità delle economie asiatiche a eventuali shock energetici e commerciali.
Le vendite hanno colpito anche il comparto tecnologico e quello manifatturiero a Taiwan: la Borsa di Taiwan ha lasciato sul terreno il 4,43%, trascinata al ribasso dai titoli dei semiconduttori, particolarmente sensibili alle tensioni geopolitiche.
Più contenuto, ma comunque significativo, il calo della Borsa di Shanghai, scesa dello 0,67%, mentre a Sydney l’indice della Australian Securities Exchange ha terminato la seduta con un ribasso del 2,85%.
In rosso anche i mercati ancora aperti
Il segno meno domina anche nelle piazze finanziarie rimaste aperte nel corso della mattinata asiatica.
La Borsa di Hong Kong perde l’1,78%, mentre a Mumbai la Borsa di Mumbai registra un calo del 2,44%. A Singapore l’indice della Borsa di Singapore scivola del 2,25%.
Il filo conduttore è la crescente preoccupazione per l’impatto che l’instabilità mediorientale potrebbe avere sulle forniture energetiche globali e sui flussi commerciali internazionali. L’impennata del prezzo del petrolio, già avviata nei giorni scorsi, rappresenta infatti una delle principali variabili che i mercati stanno scontando.
Petrolio e inflazione: la sfida per la BCE
Proprio l’aumento del costo dell’energia potrebbe avere conseguenze dirette anche sulla politica monetaria europea. Secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, la Banca centrale europea starebbe valutando due interventi sui tassi d’interesse entro la fine dell’anno per contrastare il rischio di una nuova fiammata inflazionistica.
La prima stretta, stimata in 25 punti base, potrebbe arrivare già entro giugno, con l’obiettivo di contenere l’impatto del caro-energia sui prezzi al consumo nell’area euro. Un secondo rialzo seguirebbe nei mesi successivi, qualora la pressione inflazionistica dovesse confermarsi persistente.
In questo contesto, i mercati globali si trovano stretti tra due forze opposte: da un lato l’instabilità geopolitica, che alimenta la fuga verso asset più sicuri; dall’altro il possibile irrigidimento delle politiche monetarie, destinato a ridurre la liquidità disponibile per gli investimenti.
Una combinazione che rischia di rendere le prossime settimane particolarmente turbolente per la finanza internazionale.
