4 Maggio 2026, lunedì
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Borse in ordine sparso, il nodo Iran agita petrolio e mercati: Washington frena su Hormuz

Lo stallo sul nucleare spinge il greggio oltre i 110 dollari e raffredda l’ottimismo degli investitori. Donald Trump verso il no alla proposta di Teheran. Settimana cruciale per Fed, BCE e Big Tech

Avvio contrastato per le principali piazze finanziarie europee, con gli operatori sospesi tra tensioni geopolitiche e attese per le banche centrali. A distinguersi in positivo sono Milano e Madrid, mentre arretrano Parigi e Francoforte. A Piazza Affari il listino beneficia soprattutto della spinta del comparto energetico: Eni si muove in territorio positivo, sostenuta dall’ennesima accelerazione del prezzo del petrolio.

Petrolio, la variabile iraniana pesa sui mercati

Il vero barometro di questa fase resta però il greggio. Le quotazioni continuano a salire, alimentate dall’impasse nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Il Brent supera la soglia psicologica dei 110 dollari al barile, mentre il Wti si avvicina ai 100 dollari, in un contesto di crescente incertezza sull’equilibrio dell’offerta globale.

Al centro del confronto resta lo strategico stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico mondiale. Teheran ha avanzato una proposta: riapertura totale del passaggio marittimo in cambio di un rinvio del dossier nucleare. Una mossa che, tuttavia, non convince Washington. Secondo indiscrezioni, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe orientato a respingere l’offerta, mantenendo alta la pressione sul regime iraniano.

Il risultato è un mercato petrolifero nervoso, dove ogni sviluppo diplomatico si traduce immediatamente in oscillazioni dei prezzi e, a cascata, degli indici azionari.

Banche centrali, settimana decisiva

Sul fronte macroeconomico, l’attenzione si sposta ora sulle principali banche centrali. Dopo la decisione della Bank of Japan di lasciare invariati i tassi, accompagnata però da una revisione al rialzo delle stime sull’inflazione, i riflettori si accendono sulla Federal Reserve.

Prende il via oggi la riunione dell’istituto guidato da Jerome Powell, verosimilmente all’ultimo atto del suo mandato. Secondo il consenso degli analisti, non sono attese modifiche immediate al costo del denaro, ma il mercato guarda con attenzione alle indicazioni prospettiche.

Gli investitori cercano segnali sulla traiettoria dei tassi nei prossimi mesi, con l’ipotesi di un primo taglio che potrebbe materializzarsi verso fine anno. Il tema resta cruciale: l’equilibrio tra inflazione e crescita continua a orientare le strategie globali.

Giovedì sarà poi il turno della Banca Centrale Europea, anch’essa attesa su una linea di prudenza, in assenza di shock macroeconomici rilevanti.

Big Tech sotto i riflettori

Se le banche centrali dettano il contesto, saranno però le grandi aziende tecnologiche a fornire il termometro più immediato dello stato di salute dell’economia. A Wall Street cresce l’attesa per le trimestrali dei colossi del settore.

In calendario ci sono i conti di giganti come Microsoft, Meta, Google e Amazon, seguiti a stretto giro da quelli di Apple. Numeri che potrebbero confermare – o mettere in discussione – la solidità di un mercato azionario statunitense che continua a viaggiare sui massimi storici.

Valute, euro in lieve calo

Sul mercato valutario, l’euro arretra leggermente contro il dollaro, scivolando sotto quota 1,17. Lo yen, invece, si rafforza dopo le decisioni della banca centrale giapponese, con il cambio euro/yen e dollaro/yen in lieve flessione.

Movimenti contenuti, infine, sul fronte delle criptovalute: il Bitcoin resta sostanzialmente stabile, confermando una fase di consolidamento dopo le recenti oscillazioni.

In sintesi, i mercati si muovono su un crinale sottile: da un lato le tensioni geopolitiche che alimentano volatilità, dall’altro le attese per le decisioni di politica monetaria e i risultati aziendali. Un equilibrio fragile, destinato a essere messo alla prova nei prossimi giorni.

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