Le Borse europee aprono la seduta in territorio negativo, ostaggio delle tensioni internazionali che tornano a dominare il sentiment degli investitori. Il nodo resta il Medio Oriente, dove lo stallo nei negoziati tra Washington e Teheran sullo strategico Stretto di Hormuz alimenta nuovi timori sui mercati globali.
A pesare è soprattutto l’ipotesi di un’escalation militare: secondo indiscrezioni rilanciate dai media americani, gli Stati Uniti starebbero valutando piani operativi per colpire obiettivi iraniani proprio nell’area del Golfo, qualora la via diplomatica dovesse definitivamente arenarsi. Un’eventualità che riaccende la volatilità, mentre resta fragile la tregua tra Israele e Libano, recentemente prorogata dal presidente Donald Trump.
Europa in rosso, petrolio in corsa
Il quadro si riflette immediatamente sui listini del Vecchio Continente: Milano cede lo 0,54%, Francoforte limita le perdite allo 0,05%, Parigi arretra dello 0,41%, Madrid lascia sul terreno lo 0,71% e Londra lo 0,36%. Un avvio senza slancio, che segue una chiusura debole di Wall Street e contrasta con il rimbalzo della Borsa di Tokyo, dove il Nikkei guadagna oltre l’1%.
A fare da contrappeso negativo è il petrolio, che resta su livelli elevati: il Brent si mantiene sopra i 105 dollari al barile, sostenuto proprio dai timori di interruzioni nelle forniture globali. Una dinamica che alimenta nuove pressioni inflazionistiche e complica ulteriormente il quadro per le banche centrali.
Piazza Affari tra energia e difesa
A Milano i riflettori sono puntati su Eni, che avanza di circa l’1% dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali. Il gruppo energetico registra un utile netto rettificato in calo del 9% a 1,3 miliardi di euro, mentre l’utile netto si attesta a poco più di 1,07 miliardi. Numeri in flessione, ma accolti senza scossoni dal mercato, sostenuti anche dal contesto favorevole dei prezzi energetici.
Segno opposto per il comparto della difesa, che accusa prese di profitto: Avio perde circa il 2%, mentre Leonardo arretra dell’1,5%, posizionandosi tra i peggiori del listino.
Prosegue invece il momento positivo di STMicroelectronics, che guadagna oltre l’1% dopo risultati superiori alle attese già premiati nella seduta precedente.
Tassi, valute e beni rifugio
Sul fronte macrofinanziario, resta alta l’attenzione per la prossima riunione della Banca Centrale Europea, chiamata a gestire un equilibrio sempre più delicato tra inflazione e crescita.
Intanto lo spread tra Btp e Bund torna ad allargarsi, superando gli 80 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano sale al 3,84%. Sul mercato valutario, l’euro continua a indebolirsi, scendendo sotto quota 1,17 contro il dollaro.
In controtendenza rispetto alle fasi più acute di tensione geopolitica, l’oro mostra segnali di debolezza, con il prezzo spot che scivola sotto i 4.700 dollari l’oncia, segnale di un mercato ancora incerto su quale direzione prendere nel breve periodo.
Nel complesso, i mercati si muovono in equilibrio precario, sospesi tra diplomazia e rischio escalation. E finché il dossier Hormuz resterà aperto, la volatilità sembra destinata a restare la vera protagonista.
