16 Agosto 2026, domenica
HomeMondoCronaca nel MondoGuerra aperta nel Golfo

Guerra aperta nel Golfo

Raid congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Teheran risponde con missili balistici su Israele e basi Usa. Esplosioni a Manama e Abu Dhabi, il Medio Oriente precipita nell’emergenza.

Il rombo delle esplosioni ha squarciato la notte di Teheran, accompagnato da colonne di fumo visibili in diversi quartieri della capitale. Una delle deflagrazioni, secondo fonti locali, si è verificata nelle vicinanze degli uffici della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. È l’inizio di un’escalation che segna un punto di non ritorno nella crisi tra Iran, Israele e Stati Uniti.

Israele, con il sostegno diretto degli Stati Uniti, ha lanciato quello che Washington definisce un “attacco preventivo” contro obiettivi strategici iraniani. Nel giro di poche ore la risposta di Teheran non si è fatta attendere: missili balistici sono stati lanciati verso il territorio israeliano e contro installazioni militari americane nel Golfo. Esplosioni sono state segnalate in Manama, capitale del Bahrein, e ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti.

Stato di emergenza e cieli chiusi

In Israele lo spazio aereo è stato immediatamente chiuso. Sirene antiaeree hanno risuonato in diverse città mentre le difese missilistiche entravano in azione per intercettare la prima ondata iraniana. In Iran, le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza nazionale, temendo ulteriori raid e nuove operazioni mirate contro infrastrutture militari e nucleari.

L’operazione militare giunge al culmine di settimane di tensioni crescenti. Il presidente americano Donald Trump aveva più volte minacciato un intervento contro Teheran, accusandola di proseguire nello sviluppo del programma nucleare e di reprimere nel sangue le proteste interne, che negli ultimi mesi hanno causato migliaia di vittime.

“Non avranno mai l’atomica”, ha dichiarato Trump, confermando che forze statunitensi hanno partecipato all’attacco “per difendere gli americani dalle minacce”. Secondo fonti citate dall’agenzia Reuters, l’operazione avrebbe coinvolto assetti aerei e navali, con obiettivi mirati a siti ritenuti cruciali per il programma nucleare e missilistico iraniano.

Il nodo nucleare e il fallimento dei negoziati

Washington sostiene che Teheran abbia respinto un’intesa proposta dopo i precedenti attacchi americani dello scorso giugno, scegliendo invece di “ricostruire il proprio programma nucleare e sviluppare missili a lungo raggio”. Missili che, secondo la Casa Bianca, potrebbero minacciare “gli alleati europei, le truppe americane all’estero e perfino il territorio degli Stati Uniti”.

Dal canto suo, l’Iran respinge le accuse e parla di “aggressione illegittima”. I Pasdaran promettono una “risposta schiacciante”, evocando uno scenario di guerra regionale su vasta scala. La rete di alleanze e milizie filo-iraniane attive tra Iraq, Siria, Libano e Yemen rappresenta un potenziale moltiplicatore del conflitto.

Il rischio di un conflitto regionale

Le esplosioni a Manama e Abu Dhabi segnalano l’immediata estensione del confronto al Golfo Persico, dove sono dislocate basi strategiche statunitensi e infrastrutture energetiche cruciali per l’economia globale. Il rischio di un blocco dello Stretto di Hormuz, crocevia di una quota significativa del petrolio mondiale, incombe sui mercati.

L’Europa osserva con crescente preoccupazione. Dall’Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere di seguire “con la massima attenzione” gli sviluppi, mentre l’Unità di crisi della Farnesina è al lavoro per monitorare la situazione dei cittadini italiani nell’area.

Un equilibrio spezzato

Il Medio Oriente si ritrova così sull’orlo di una guerra aperta tra potenze, con il dossier nucleare come detonatore e le rivalità strategiche come combustibile. Se fino a ieri il confronto era rimasto confinato in una guerra ombra fatta di cyberattacchi, sabotaggi e operazioni coperte, oggi la dinamica è quella di uno scontro diretto.

La domanda che ora attraversa le cancellerie di mezzo mondo è se si tratti di un’operazione circoscritta o dell’inizio di un conflitto destinato a ridisegnare gli equilibri regionali. In gioco non c’è soltanto il programma nucleare iraniano, ma la stabilità di un’intera area che, ancora una volta, si scopre epicentro fragile degli equilibri globali.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti