5 Agosto 2026, mercoledì
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L’elicottero per Mogol accende il caso: omaggio legittimo, mezzo sbagliato

Il paroliere nominato vigile del fuoco ad honorem al Teatro Argentina. Il M5S annuncia un’interrogazione sull’uso del velivolo partito da Sanremo. Piantedosi parla di polemiche strumentali, ma il nodo resta l’impiego di un mezzo di emergenza.

Le note dell’inno scorrono solenni nella platea del Teatro Argentina. A firmarlo è Mogol, autore di alcune tra le pagine più alte della canzone italiana, celebrato nella prima festa commemorativa dell’istituzione del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e nominato vigile ad honorem. Un riconoscimento simbolico, carico di valore culturale.

Nessuno mette in discussione il peso artistico di Giulio Rapetti: il suo contributo alla musica italiana è patrimonio condiviso, trasversale, indiscutibile. Ma è il modo in cui il paroliere ha raggiunto Roma ad aver trasformato la cerimonia in un caso politico.

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, un elicottero dei Vigili del Fuoco sarebbe decollato da Sanremo per trasferirlo nella Capitale, con autorizzazione del Viminale. Un mezzo di elisoccorso, dunque, impiegato non per un’emergenza ma per consentire la presenza dell’artista alla cerimonia.

Mogol, interpellato dai cronisti, ha liquidato la vicenda con parole di gratitudine: «È andato benissimo, i vigili del fuoco sono persone splendide, meravigliose e vanno ringraziate da tutti».

Il punto, però, non riguarda la cortesia istituzionale né la stima verso l’artista. Riguarda l’uso delle risorse pubbliche. Gli elicotteri del Corpo sono strumenti operativi, presidio di sicurezza per incendi, calamità, soccorsi in mare e in montagna. Anche ammettendo che l’impiego sia avvenuto nel rispetto dei protocolli, resta la domanda di opportunità: è giustificabile sottrarre per ore un mezzo di emergenza a un territorio per permettere a un ospite d’onore di ritirare un premio, quando esistono alternative ordinarie?

È su questo crinale che si muove l’annunciata interrogazione del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura. «Gli elicotteri dei Vigili del Fuoco non sono taxi di Stato», affermano i parlamentari pentastellati, sottolineando che i mezzi destinati alla sicurezza «sono della collettività e vanno usati con responsabilità». Non una critica all’uomo di cultura, ma una richiesta di chiarezza all’istituzione che ha autorizzato il volo.

Dal canto suo, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi respinge le contestazioni parlando di «solite polemiche strumentali». Definisce Mogol «un monumento nazionale» e ribadisce la gratitudine per aver donato l’inno al Corpo.

Eppure, liquidare la questione come strumentale rischia di apparire una difesa più politica che amministrativa. Perché qui non si discute il tributo a un grande autore, né la legittimità dell’onorificenza. Si discute la scelta di impiegare un mezzo di soccorso per un evento celebrativo.

In un Paese in cui si chiede continuamente sobrietà nella gestione delle risorse pubbliche, l’immagine di un elicottero di emergenza utilizzato per un trasferimento istituzionale solleva interrogativi legittimi. E se il ministro bolla le critiche come pretestuose, la sensazione è che il nervo scoperto non sia la polemica in sé, ma ciò che essa rivela: una concezione disinvolta dell’uso dei mezzi dello Stato, dove il confine tra necessità e opportunità rischia di farsi sottile.

Al Teatro Argentina l’applauso è stato convinto, l’omaggio sentito. Ma fuori dal teatro resta una domanda semplice, che nessuna celebrazione può coprire: l’importanza culturale di un artista, per quanto enorme, basta a giustificare l’impiego di un elicottero di soccorso?

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