29 Agosto 2026, sabato
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Quattro anni di guerra, Kiev rilancia: pace, sicurezza e l’orizzonte europeo del 2027

Nel giorno anniversario dell’invasione russa, la Coalizione dei Volenterosi si riunisce nella capitale ucraina. Meloni: «Integrità territoriale irrinunciabile». Von der Leyen frena sulle date ma conferma il sostegno. Zelensky: «Mosca è una dittatura instabile». Putin accusa Kiev di sabotaggi ai gasdotti.

Quattro anni dopo l’inizio dell’offensiva russa, Kiev sceglie la solennità e la determinazione. Nella capitale ucraina si è riunita la Coalizione dei Volenterosi, nel giorno simbolico che segna l’avvio dell’invasione su larga scala ordinata dal Cremlino nel febbraio 2022. Una ricorrenza carica di memoria e tensione, trasformata dal governo ucraino in una piattaforma politica per ribadire due obiettivi: la pace, ma non a qualsiasi costo, e un futuro ancorato saldamente all’Unione europea.

In videocollegamento è intervenuta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha fissato la linea italiana: «L’obiettivo è la pace e il pieno rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina». Una formula che esclude implicitamente qualsiasi soluzione negoziale fondata su cessioni territoriali permanenti a Mosca. Roma, come altre capitali europee, continua a sostenere Kiev sul piano politico e militare, pur mantenendo aperto il canale diplomatico per una soluzione del conflitto.

Dalla sede della Commissione europea è arrivata la conferma di un sostegno destinato a rafforzarsi. La presidente Ursula von der Leyen, presente a Kiev, ha ribadito che «l’Europa è al fianco dell’Ucraina» e che il supporto militare sarà intensificato. Parole che suonano come un messaggio duplice: a Mosca, per segnalare la tenuta del fronte europeo; e a Washington, dove il dossier ucraino resta centrale ma attraversato da incertezze politiche.

Sul versante ucraino, il presidente Volodymyr Zelensky ha scelto toni netti intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo. «Teniamo testa alla Russia», ha affermato, definendo quella di Mosca «una mentalità, una dittatura instabile» incapace di accettare che «in Europa ogni vita conti, che i diritti umani siano importanti e che le nazioni possano essere protette, grandi o piccole che siano». Non solo una denuncia politica, ma una rivendicazione identitaria: l’Ucraina come avamposto dei valori democratici europei.

Intanto dal Cremlino, il presidente Vladimir Putin è tornato all’attacco sul piano delle accuse. Mosca sostiene di avere «prove» di un sabotaggio ai gasdotti Turkish Stream e Blue Stream, imputandolo a Kiev. Un’accusa che riapre il capitolo della guerra energetica e che si inserisce nella più ampia strategia russa di pressione sui corridoi di approvvigionamento verso l’Europa.

Ma è sull’asse Bruxelles-Kiev che si gioca una delle partite più delicate. In conferenza stampa accanto a Zelensky, von der Leyen ha riconosciuto che per l’Ucraina è «importante avere una data chiara» per l’adesione all’Unione europea, «una scadenza che rappresenti un obiettivo da raggiungere». Tuttavia, ha chiarito che «non è possibile fissare date in quanto tali». La prudenza della Commissione risponde a una logica istituzionale: l’allargamento resta un processo tecnico e politico fondato su criteri stringenti, dalle riforme dello Stato di diritto alla lotta alla corruzione.

Zelensky, dal canto suo, ha annunciato l’avvio dei lavori sulle garanzie di sicurezza e su un percorso che individua nel 2027 un possibile traguardo per l’ingresso nell’Unione. «Spero sia fattibile», ha commentato, consapevole che quella scadenza ha un valore più politico che giuridico: una bussola per orientare le riforme interne e consolidare il consenso occidentale.

La Commissione ha riconosciuto che l’Ucraina è «sulla buona strada» verso l’adesione, incoraggiando Kiev a mantenere il ritmo delle trasformazioni richieste. «Sono fiduciosa in questo processo», ha sottolineato von der Leyen, lasciando intendere che la traiettoria europea dell’Ucraina non è in discussione, anche se i tempi restano aperti.

Quattro anni dopo l’inizio della guerra, il quadro appare dunque segnato da una duplice tensione: sul campo, dove il conflitto resta acceso; e sul piano politico, dove l’Ucraina prova a trasformare la resistenza militare in un irreversibile ancoraggio europeo. Tra accuse, prudenza diplomatica e promesse di sostegno, Kiev ribadisce la propria scommessa: non solo sopravvivere all’aggressione, ma uscire dal conflitto con un’identità rafforzata e un posto definito nel perimetro dell’Europa.

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