Dodici anni di reclusione per omicidio volontario. Si chiude così, in primo grado, il processo a carico di Massimo Adriatici, ex assessore alla Sicurezza del Comune di Voghera, esponente della Lega all’epoca dei fatti, per l’uccisione di Younes El Boussettaoui, 39 anni, cittadino marocchino, colpito da un proiettile la sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi, nel cuore della cittadina pavese.
La decisione del giudice arriva al termine del procedimento celebrato con rito abbreviato, formula che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. La pena inflitta – 12 anni – è superiore alla richiesta avanzata dalla Procura di Pavia lo scorso 26 novembre: 11 anni e 4 mesi di reclusione. A confermare l’esito della sentenza sono stati i legali della famiglia della vittima, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli.
La riqualificazione del reato
Il percorso giudiziario è stato segnato da un passaggio cruciale: la riqualificazione dell’imputazione. In una prima fase, l’accusa aveva contestato ad Adriatici l’eccesso colposo di legittima difesa, ipotesi che presuppone una reazione sproporzionata ma inserita in un contesto di difesa. Successivamente, la Procura ha ritenuto di dover elevare il capo d’imputazione a omicidio volontario, riconoscendo la sussistenza del dolo.
Una scelta che ha inciso profondamente sull’impianto processuale e sul dibattito pubblico, trasformando un caso inizialmente letto in chiave di legittima difesa in un procedimento per un reato tra i più gravi previsti dall’ordinamento.
La sera del 20 luglio 2021
I fatti risalgono alla sera del 20 luglio 2021. In piazza Meardi, luogo di ritrovo nel centro di Voghera, scoppiò un alterco tra Adriatici e El Boussettaoui. Secondo la ricostruzione emersa nel corso delle indagini e del processo, l’ex assessore – che deteneva regolarmente un’arma – esplose un colpo di pistola che colpì il 39enne, poi deceduto in ospedale.
L’episodio scosse profondamente la comunità locale e alimentò un acceso confronto politico e sociale sul tema della sicurezza urbana, della legittima difesa e dell’uso delle armi da parte dei cittadini, soprattutto quando rivestono incarichi istituzionali.
Il peso simbolico della sentenza
La condanna in primo grado rappresenta un passaggio significativo non solo sul piano giudiziario, ma anche sul versante simbolico e politico. Adriatici, all’epoca assessore alla Sicurezza, incarnava un ruolo pubblico strettamente connesso ai temi dell’ordine e della tutela dei cittadini. Il procedimento ha quindi assunto fin dall’inizio una dimensione che travalicava il singolo fatto di cronaca.
Resta ora aperta la strada ai successivi gradi di giudizio. La sentenza di primo grado non è definitiva e la difesa potrà impugnare la decisione. Ma il pronunciamento odierno segna una cesura netta nella vicenda: la morte di Younes El Boussettaoui viene qualificata, in questa fase processuale, come omicidio volontario.
Un verdetto destinato a riaccendere il dibattito su sicurezza, responsabilità individuale e confini della legittima difesa, in un Paese dove il tema resta tra i più divisivi del confronto pubblico.
