A cura di Daniele Cappa
C’è modo e modo di esprimere cordoglio. E poi c’è il modo che ti vale una bacchettata internazionale.
Da Nuova Delhi, dove si trovava per una visita ufficiale in India, il presidente francese Emmanuel Macron ha scelto l’ironia tagliente per rispondere alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Lasciate che tutti restino a casa e le pecore saranno ben custodite”. Traduzione diplomatica: ognuno pensi ai propri affari.
Il riferimento è al post pubblicato dalla premier su X dopo l’uccisione del giovane attivista nazionalista Quentin Deranque, poco più che ventenne, morto a Lione dopo un’aggressione brutale avvenuta a margine di una conferenza dell’eurodeputata Rima Hassan presso Sciences Po Lyon. Secondo le ricostruzioni, nell’assalto sarebbero coinvolti esponenti del movimento radicale di sinistra La Jeune Garde, formazione considerata in orbita dell’universo politico di Jean-Luc Mélenchon e del suo partito La France Insoumise.
Un fatto grave, drammatico, che scuote la Francia. E su cui la magistratura francese è al lavoro. Meloni aveva parlato di “ferita per tutta l’Europa”, denunciando un clima di “odio ideologico diffuso in diversi Paesi”. Un messaggio di cordoglio, certo. Ma anche una lettura politica che a Parigi è suonata come una incursione non richiesta.
“Mi colpisce sempre – ha aggiunto Macron – che i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, siano i primi a commentare ciò che accade altrove”. Parole che, al di là della forma elegante, equivalgono a un richiamo formale: non trasformare una tragedia francese in un argomento di battaglia ideologica interna.
Lo stupore di Palazzo Chigi
La replica italiana non si è fatta attendere. Fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere di aver accolto “con stupore” le dichiarazioni del presidente francese, ribadendo che la premier ha espresso “profondo cordoglio e costernazione” per la morte del giovane e che le sue parole “non entrano in alcun modo negli affari interni della Francia”. Una linea difensiva chiara: solidarietà, non interferenza. A stretto giro è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando di “omicidio che non ha confini” e ricordando come anche l’Italia abbia conosciuto, nei suoi anni più bui, stagioni di violenza politica. Un richiamo alla memoria nazionale, con l’auspicio di non tornare a quelle pagine.
Diplomazia e doppi standard
Il punto, tuttavia, resta politico. Macron non ha contestato il cordoglio – che nessuno mette in discussione – ma il tono e l’impostazione. L’impressione, a Parigi, è che il governo italiano abbia colto l’occasione per inserirsi in un dibattito francese già rovente, alimentando lo scontro tra destra e sinistra in un momento di forte tensione interna.
E qui la stoccata del presidente francese assume un valore più ampio: chi rivendica sovranità e non interferenza dovrebbe, per coerenza, evitare incursioni nel dibattito altrui.
È una lezione di stile istituzionale che suona come un buffetto – non troppo leggero – sulle mani.
Guardare in casa propria
In Italia, del resto, le priorità non mancano. Tra tensioni con la magistratura, riforme costituzionali controverse e un’agenda economica complessa, il governo ha parecchi fronti aperti. E l’impressione, al di fuori dei confini nazionali, è che la tentazione di trasformare ogni episodio europeo in un terreno di battaglia ideologica rischi di distrarre dall’essenziale. La politica estera, soprattutto tra Paesi fondatori dell’Unione europea, richiede misura. E la misura, in diplomazia, è spesso più eloquente delle dichiarazioni indignate.
Macron, con una frase ironica pronunciata a migliaia di chilometri di distanza, ha ricordato una regola antica quanto le relazioni internazionali: la solidarietà è un conto, l’invasione del campo altrui un altro.
A volte basta una battuta per tirare le orecchie. E far capire che, prima di puntare il dito fuori dai confini, conviene guardare bene dentro casa propria.
