Dodici agenti della Questura di Verona sono stati rinviati a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte violenze commesse all’interno degli uffici scaligeri durante l’anno 2022. Tra loro, quattro sono accusati del reato di tortura per aver, secondo l’accusa, inflitto «acute sofferenze» a due uomini fermati in due distinti episodi tra l’estate e l’autunno dello stesso anno.
Per uno dei due uomini è imputato un solo poliziotto, mentre per il secondo episodio gli altri tre agenti. L’inchiesta, che già aveva visto tre condanne in abbreviato e un’assoluzione, si arricchisce così di un secondo filone processuale che prenderà avvio l’11 febbraio 2027 davanti al tribunale di Verona.
Le accuse non si fermano alla tortura. Tra i capi d’imputazione figurano omissione di atti d’ufficio, omessa denuncia di reato e falso: quest’ultimo contestato per l’interruzione di una perquisizione destinata alla ricerca di armi da sparo, una volta appurato che l’abitazione era di un loro conoscente. Ulteriori accuse riguardano il peculato: secondo l’accusa, alcuni agenti avrebbero sottratto 40 euro e due pacchetti di sigarette a una donna fermata per un controllo, e non avrebbero denunciato il comportamento di un collega.
Tre agenti sono rinviati a giudizio anche per lesioni, mentre un quarto era già stato condannato a quattro mesi con il rito abbreviato per lo stesso reato. Stesso percorso per altri due poliziotti: uno con una pena pecuniaria per omissione e l’altro con cinque mesi e dieci giorni per falso. In quest’ultimo caso, una collega è stata invece assolta perché il fatto non costituisce reato.
Il caso ha scosso la Questura di Verona, sollevando interrogativi sulla gestione interna e sul rispetto dei protocolli, e apre un capitolo giudiziario delicato che farà luce sulle presunte violenze subite dai fermati all’interno degli uffici di polizia.
