8 Marzo 2026, domenica
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La Juve non muore mai: rimonta furiosa sulla Lazio, Kalulu firma il pari al 96’

All’Allianz Stadium una partita dai due volti: i biancocelesti colpiscono con Pedro e Isaksen, poi l’assedio bianconero viene premiato nel recupero. Finisce 2-2, tra emozioni e colpi di scena

La domenica della Serie A si chiude con una partita che è insieme battaglia tattica, prova di nervi e manifesto emotivo. Juventus e Lazio si dividono la posta in palio con un 2-2 che ha il sapore dell’impresa per i bianconeri e quello dell’occasione sfumata per i biancocelesti. Un pareggio arrivato all’ultimo respiro, quando Kalulu, spinto dall’inerzia e dalla disperazione, trova il gol che accende l’Allianz Stadium e salva la serata juventina.

È una gara dai due volti, come spesso accade quando l’intensità supera la lucidità. La Lazio colpisce con cinismo tra fine primo tempo e avvio di ripresa, la Juventus reagisce con orgoglio e volume di gioco, ribaltando l’inerzia fino a strappare un punto che consolida la corsa Champions.

Sarri sorprende schierando Daniel Maldini da falso nove, mentre Spalletti osa con Koopmeiners adattato al centro della difesa in un sistema fluido, capace di trasformarsi in corsa. L’avvio è prudente, quasi studiato, ma le prime vere occasioni sono juventine: Cambiaso costringe Provedel a un intervento complicato, poi il portiere laziale compie un autentico prodigio sul colpo di testa ravvicinato di Bremer.

La Lazio risponde senza scoprirsi troppo e al 27’ trema quando Koopmeiners segna, ma il Var spegne subito l’entusiasmo: Thuram è in fuorigioco e il gol viene annullato. La partita resta viva, nervosa, combattuta su ogni pallone. Poi, quando sembra che il primo tempo possa scivolare verso lo 0-0, arriva la stoccata che sposta l’equilibrio.

Al 47’, complice un errore in uscita di Locatelli, Maldini inventa l’assist e Pedro, con l’esperienza dei grandi veterani, punisce la Juventus firmando l’1-0. È un colpo che pesa, ma il peggio per i bianconeri deve ancora arrivare. La ripresa si apre infatti nel modo più traumatico: al 49’ Cataldi lancia Isaksen, che salta Cambiaso e infila il 2-0 con freddezza.

Sotto di due gol, la Juventus cambia passo e volto. Yildiz accende la miccia, costringendo Provedel a un altro intervento decisivo, e al 59’ arriva il gol che riapre tutto: cross preciso, stacco imperioso di McKennie e 2-1. Da quel momento è assedio continuo. La Lazio arretra, si compatta, inserisce Romagnoli per difendere il vantaggio e prova a colpire di rimessa con Taylor e Noslin, senza però affondare il colpo.

Le occasioni migliori sono ancora juventine: McKennie sfiora il pari prima di uscire stremato, Yildiz ci va vicino nel recupero. Quando il tempo sembra ormai scaduto, ecco l’episodio che cambia la storia della serata. Al 96’, su uno spunto insistito e una palla vagante in area, Kalulu si ritrova in proiezione offensiva e non sbaglia: 2-2, boato dello Stadium e abbraccio collettivo.

Non è finita nemmeno lì: nell’ultima azione Openda ha addirittura il pallone del sorpasso, ma la sua conclusione sfiora il palo e chiude una partita elettrica. Spalletti sorride per la reazione dei suoi e per un punto che porta la Juventus a quota 46, mentre la Lazio, ottava con 33 punti, paga le energie spese e il crollo nella ripresa.

Una notte di grande calcio, in cui nessuno ha davvero vinto, ma in cui la Juventus ha ricordato a tutti una vecchia verità: anche quando sembra finita, non è mai davvero finita.

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