Milano è pronta a diventare, ancora una volta, il palcoscenico globale dei grandi eventi. Alle 20 di giovedì 6 febbraio si alza il sipario sulle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026: una cerimonia d’apertura inedita, “diffusa”, che unirà lo Stadio di San Siro e Cortina d’Ampezzo, simboli di due anime complementari del Paese, la metropoli e la montagna, la modernità e la tradizione alpina. È il conto alla rovescia per la 25ª edizione dei Giochi invernali, ospitati da due città e tre regioni, in un format che promette di riscrivere il racconto olimpico.
La fiamma olimpica brucia all’ombra del Duomo e il messaggio che l’Italia intende lanciare è chiaro: Milano-Cortina non è soltanto sport, ma una vetrina strategica per l’immagine nazionale. Lo ha ribadito il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, definendo i Giochi «un potente strumento di soft power e di sviluppo per l’Italia». Un’occasione, dunque, per attrarre investimenti, turismo e attenzione internazionale, ma anche per consolidare il peso diplomatico del Paese in una fase geopolitica complessa.
Non a caso, la giornata dell’inaugurazione è scandita da un’agenda fitta di appuntamenti politici. A Milano sono attesi circa cinquanta leader e rappresentanti internazionali. Tra questi anche il senatore statunitense J.D. Vance, che in mattinata incontrerà la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Prefettura, dopo aver partecipato alla cena di gala del Comitato Olimpico Internazionale, sedendo allo stesso tavolo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La diplomazia corre parallela allo sport, trasformando la città in un crocevia di relazioni istituzionali.
Accanto alle celebrazioni, non mancano le tensioni. È prevista una manifestazione di protesta contro la presenza dell’Ice in città, segnale di come un evento globale diventi inevitabilmente anche cassa di risonanza per temi politici e sociali. Sul fronte culturale, tiene banco la polemica sollevata da Ghali: «So perché non ho più potuto cantare l’inno d’Italia», ha dichiarato l’artista, riaccendendo il dibattito su identità, rappresentanza e libertà di espressione alla vigilia dei Giochi.
Intanto, lo spettacolo è pronto. Coreografie, musica, immagini e tecnologia si intrecceranno in una narrazione che abbraccia l’intero arco alpino e il cuore urbano di Milano, con San Siro trasformato in un’arena olimpica e Cortina a fare da contrappunto iconico. È l’Italia che si racconta al mondo, consapevole che le Olimpiadi non sono solo medaglie e record, ma un racconto collettivo capace di lasciare un’eredità duratura.
Quando la fiamma si alzerà nel cielo di febbraio, inizierà ufficialmente non solo una competizione sportiva, ma una lunga sfida di immagine, organizzazione e visione. Milano-Cortina 2026 è pronta: ora tocca all’Italia dimostrare di saper vincere anche fuori dalle piste.
