13 Febbraio 2026, venerdì
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Ponte sullo Stretto, regia al Mit: via agli adempimenti richiesti dalla Corte dei conti

Il decreto approda in Consiglio dei ministri: il Mit chiamato a recepire i rilievi della magistratura contabile. Niente commissario straordinario e pieno rispetto delle prerogative della Corte dei conti

Il dossier del Ponte sullo Stretto torna al centro dell’agenda di Palazzo Chigi, ma lo fa seguendo una traiettoria più prudente e istituzionale rispetto alle ipotesi circolate nelle scorse settimane. La bozza del decreto “Ponte”, approdata all’esame del Consiglio dei ministri, affida infatti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un ruolo di regia tecnica e amministrativa per adempiere alle prescrizioni formulate dalla Corte dei conti, senza introdurre né un commissario straordinario per l’opera né limitazioni ai poteri della magistratura contabile.

Una scelta che segna una linea di continuità con il quadro ordinamentale vigente e che punta a rafforzare, almeno sul piano formale, il percorso di legittimità dell’intervento infrastrutturale più ambizioso e controverso del Paese. Il Mit, secondo quanto previsto dal testo, sarà chiamato a sottoporre al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti l’accordo di programma relativo al Ponte, accogliendo così uno dei passaggi chiave indicati dai giudici contabili.

Non solo. Il ministero dovrà farsi carico, in raccordo con le amministrazioni competenti, di una serie di adempimenti istruttori propedeutici all’adozione di una nuova delibera del Cipess, passaggio imprescindibile per la prosecuzione dell’iter. Tra questi figurano l’aggiornamento del piano economico-finanziario della società concessionaria, chiamato a riflettere l’attuale contesto macroeconomico e i costi effettivi dell’opera, e l’acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sulle tariffe di pedaggio, nodo cruciale per la sostenibilità economica e l’impatto sugli utenti.

È inoltre prevista la sottoposizione del progetto al Consiglio superiore dei lavori pubblici, ulteriore livello di verifica tecnica che rafforza il perimetro dei controlli e delle valutazioni specialistiche. Un iter complesso, scandito da passaggi obbligati, che conferma come il rilancio del Ponte sullo Stretto debba fare i conti non solo con le ambizioni politiche, ma anche con una fitta rete di garanzie amministrative e contabili.

Il testo, nella sua versione attuale, sembra dunque escludere scorciatoie normative e forzature istituzionali. L’assenza di un commissario straordinario e il mancato ridimensionamento del ruolo della Corte dei conti rappresentano segnali chiari in questa direzione, anche alla luce delle polemiche che avevano accompagnato le prime ipotesi di intervento legislativo.

Resta ora da capire se e come il decreto verrà modificato nel corso dell’iter di approvazione e conversione, e soprattutto se la nuova impostazione riuscirà a tenere insieme l’obiettivo politico di avviare l’opera con l’esigenza di garantire trasparenza, sostenibilità finanziaria e rispetto delle regole. Il Ponte sullo Stretto, ancora una volta, si conferma non solo una sfida ingegneristica, ma un banco di prova per l’equilibrio tra decisione politica e controllo istituzionale.

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