29 Giugno 2026, lunedì
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Diritti negati e numeri edulcorati: l’opposizione all’attacco del governo Meloni

Dal fine vita alla giustizia, passando per lavoro, neofascismo e informazione: l’opposizione compatta contro quella che definisce una narrazione trionfalistica e ideologica del governo

L’opposizione affila le armi e mette in fila i fatti, accusando la maggioranza di centrodestra di coprire con la retorica ideologica nodi irrisolti e diritti compressi. Dal fine vita alla tutela del lavoro, dalla presenza neofascista nella Capitale fino alla riforma della giustizia, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico convergono in una critica frontale all’azione – e alle omissioni – dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Fine vita, M5S: “Si nega un diritto a chi soffre”

Sul fine vita il Movimento 5 Stelle punta il dito contro quella che definisce una “cinica inerzia” istituzionale. Parlamentari e consiglieri regionali piemontesi denunciano il caso di un paziente residente nel Torinese che, pur avendo tutti i requisiti indicati dalle sentenze della Corte Costituzionale per accedere al suicidio medicalmente assistito, si è visto respingere la richiesta dall’Asl To4 per l’assenza di una legge nazionale.
Un rimpallo che, secondo il M5S, non è più tollerabile: la Consulta ha più volte sollecitato il Parlamento a colmare il vuoto normativo, ma la maggioranza continua a voltarsi dall’altra parte. “Le sentenze non bastano più – accusano i pentastellati – serve una legge che garantisca una morte dignitosa a chi soffre”. Il Movimento rivendica di aver già depositato proposte di legge, a livello regionale e nazionale, e chiede di ripartire da quelle.

Neofascismo e Parlamento, Appendino: “Basta ambiguità”

Duro anche l’intervento della deputata M5S Chiara Appendino sul fronte della presenza neofascista. Dopo le tensioni alla Camera, Appendino parla senza mezzi termini di “insulto alla Costituzione”, accusando gruppi neofascisti di voler usare il Parlamento come palcoscenico politico, con la complicità – o quanto meno l’ambiguità – di settori della maggioranza.
Nel mirino finisce il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, colpevole, secondo la deputata, di annunci senza fatti: “Lo sgombero di CasaPound non è una concessione politica, ma un atto dovuto di legalità”. Appendino chiede spiegazioni immediate anche sui rapporti tra società riconducibili all’ex forzanovista Martin Avaro e ambienti di governo, denunciando il “silenzio assordante” dell’esecutivo a fronte di un’interrogazione parlamentare già depositata.

Lavoro e salari, il Pd contro il “trionfalismo” di Meloni

Sul terreno economico e sociale il Partito Democratico contesta apertamente la lettura ottimistica dei dati sul lavoro fatta dalla presidente del Consiglio. “Il potere d’acquisto è ancora più basso del periodo pre-Covid, il carovita pesa ogni giorno sulle famiglie e migliaia di giovani laureati continuano a emigrare”, scrive il Pd commentando un post social di Meloni.
Secondo i dem, il calo della disoccupazione celebrato dal governo è drogato dall’aumento di lavoratori anziani e sottopagati e dall’uscita ritardata dal mercato del lavoro. “Quando torna a farsi un giro nel Paese reale?”, è l’affondo finale.

Istat, Guerra: “Più inattivi non è una buona notizia”

A rafforzare la critica arriva Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd, che smonta nel dettaglio i dati Istat. La disoccupazione al 5,6% scende, sì, ma insieme calano anche occupazione e aumentano gli inattivi: “Meno disoccupati e più scoraggiati”.
Su base annua, l’aumento degli occupati è dovuto quasi esclusivamente agli over 50, mentre tutte le altre fasce d’età arretrano. Tra gli under 50 crescono anche gli inattivi: “Più giovani che rinunciano fanno scendere i numeri della disoccupazione – conclude Guerra – ma non è certo una notizia positiva”.

Informazione e diritti, il caso Dire

Il Pd alza la voce anche sulla crisi dell’Agenzia Dire. Sandro Ruotolo, europarlamentare e responsabile Informazione nella segreteria nazionale dem, definisce “grave ma inevitabile” lo sciopero a oltranza proclamato dai giornalisti dopo il mancato pagamento degli stipendi.
Ruotolo accusa l’editore di sottrarsi al confronto e richiama il governo alle proprie responsabilità: “Non si può fare informazione senza rispettare i diritti di chi la produce. Un’agenzia di stampa è un presidio democratico”. La richiesta è di un intervento urgente dell’esecutivo.

Giustizia, Serracchiani: “Falsi miti per indebolire l’autonomia”

Infine, la riforma della giustizia. Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, contesta la narrazione della destra sulla separazione delle carriere, parlando di “falsi miti” utili solo a rendere accettabile una riforma che non risolve problemi reali.
I numeri, ricorda, dimostrano che le carriere sono già di fatto separate e che i giudici non sono affatto allineati alle richieste dell’accusa. Il vero obiettivo, secondo Serracchiani, è ridurre l’autonomia della magistratura e alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Da qui l’appello al referendum: “In gioco ci sono le garanzie di tutte e tutti”.

Il filo rosso che unisce le diverse prese di posizione è chiaro: per l’opposizione, dietro l’enfasi comunicativa del governo restano irrisolti diritti fondamentali, diseguaglianze sociali e nodi democratici che chiedono risposte concrete, non slogan.

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