3 Agosto 2026, lunedì
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Svimez: «Subito 1,2 miliardi del Fondo di coesione per Niscemi». Il Pd attacca il governo: «Basta propaganda sul Ponte, servono interventi strutturali»

Dissesto idrogeologico e crisi climatica, il caso Niscemi riapre lo scontro sulle priorità del Sud

La frana che ha colpito Niscemi – definita per estensione e impatto persino più grave di quella del Vajont – riaccende il dibattito nazionale sul dissesto idrogeologico, sull’adattamento climatico e sull’uso delle risorse pubbliche nel Mezzogiorno. Al centro della discussione c’è una richiesta netta: passare immediatamente dalle dichiarazioni agli interventi strutturali.

A formularla è la Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, che invita istituzioni regionali e governo a definire in tempi rapidissimi un programma organico di messa in sicurezza del territorio. Le risorse, sottolinea l’associazione, esistono già e possono essere attivate senza attendere nuovi stanziamenti: si tratta dei 1,2 miliardi di euro del Fondo sviluppo e coesione della Regione siciliana destinati alle misure per “rischi e adattamento climatico”, previsti dall’Accordo di coesione sottoscritto con il governo e da impegnare entro il 2029.

Secondo la Svimez, la tragedia di Niscemi dimostra come non sia più rinviabile una strategia strutturale contro il dissesto idrogeologico, aggravato dagli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. Una strategia che deve partire dalla prevenzione, dalla manutenzione delle infrastrutture e dalla tutela del suolo, superando la logica dell’emergenza permanente.

Sul piano politico, la vicenda ha provocato una dura reazione del Partito democratico, che accusa il governo e la maggioranza di destra di minimizzare una “tragedia annunciata”. Annalisa Corrado, responsabile Conversione ecologica, clima, green economy e Agenda 2030 nella segreteria nazionale del Pd, parla apertamente di una “vergognosa arrampicata sugli specchi”. Le risorse, osserva Corrado, “ci sono sempre state”: la domanda, semmai, è perché non siano state utilizzate per tempo per intervenire sulle infrastrutture idriche obsolete, sul contrasto all’erosione, sulla desertificazione, sulla rete ferroviaria e stradale, sulle aree interne abbandonate e, soprattutto, sulla prevenzione del dissesto idrogeologico. “Non c’è un altro minuto da perdere – attacca – altro che ‘vedremo’ e ‘faremo’”.

Ancora più diretto l’affondo di Antonio Misiani, senatore e responsabile Infrastrutture del Pd, che accusa l’esecutivo di aver sottovalutato il disastro e di aver perso giorni preziosi mentre frane e allagamenti mettevano in ginocchio interi territori siciliani. Nel mirino del Partito democratico finisce in particolare la difesa delle risorse destinate al Ponte sullo Stretto: “Negare oltre un miliardo di euro di fondi di coesione a Sicilia e Calabria per inseguire un’opera simbolo – afferma Misiani – è una scelta cinica e irresponsabile. Quei fondi vanno destinati immediatamente alla messa in sicurezza dei territori”.

Sulla stessa linea Marina Sereni, componente della segreteria nazionale Pd, che accusa la presidente del Consiglio di non cogliere la portata della crisi climatica e di continuare a difendere, per “impuntatura ideologica”, un progetto che non risponde alle priorità reali del Mezzogiorno. “Le proposte ci sono – sostiene – e puntano su infrastrutture, manutenzione, prevenzione e sicurezza”.

Il quadro si completa con l’allarme lanciato da Stefania Bonaldi, responsabile Pubblica amministrazione del Pd, che denuncia l’isolamento dei Comuni siciliani, spesso privi di personale tecnico e risorse adeguate per prevenire e gestire calamità sempre più frequenti. Il problema, sottolinea, non è solo la quantità dei fondi ma anche la capacità di spenderli: nei piccoli centri un solo tecnico è chiamato a seguire Pnrr, dissesto idrogeologico, edilizia scolastica, protezione civile e progettazione europea. Da qui la richiesta di un piano straordinario di rafforzamento della pubblica amministrazione locale, con assunzioni dedicate, task force tecniche permanenti e una cabina di regia nazionale a supporto dei Comuni.

Niscemi, dunque, diventa il simbolo di una scelta non più rinviabile: continuare a inseguire le emergenze o investire finalmente, in modo strutturale, nella sicurezza dei territori e nell’adattamento climatico. Una scelta che chiama in causa non solo la Sicilia, ma l’intero Paese.

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